N&G al concerto di Ermal

Capita. A volte capita che pure N&G e Benedetta stacchino la spina da tutto anche solo per mezza giornata.

E capita ancora… A volte capita. Quando meno te aspetti, una scheggia di musica, un suono, una nota, una voce, una parola, un testo di una canzone ti perfora. Una piccola invisibile ferita ti apre un mondo di emozioni e di curiosità quando ormai pensi di essere rivestito d’amianto.

Mi è successo ancora e questa volta con Ermal Meta.

Come sempre stavo facendo altro con la radio accesa. Passa la sua Vietato Morire come tante altre volte… poi eccola lì, la scheggia. Ti arriva dritta al cuore, all’anima o in quello scricciolo quasi invisibile di posto in cui ci sei davvero tu. E non sai spiegarti il perché arrivi proprio lì. Succede e basta e tu lasci che ti scarnifichi ben in profondità. Non puoi fermarla. Sai solo che, piano piano, inizi a cantare e capisci il senso, un significato che – chissà perché? – ti sembrava lontano. Ma poi eccolo lì, il significato, sulla tua pelle perché tu sei in quella canzone… e non ti sembra vero che quella canzone parli di te e del tuo mondo.

 

Da lì all’acquisto dell’album il passo è breve. Scopri ancora una volta un mondo, il tuo, che si annega in 18 pezzi tra l’albun precedente e quello nuovo, chiusi un un unico cd. E ancora non ti capaciti di come quelle parole si infilino sotto pelle per diventare tue. A me capita così. Ed Ermal diviene non Ermal Meta, ma semplicemente Ermal, uno di casa (come Paolo Nutini è Paolo e basta).

Poi, da lì all’acquisto dei biglietti per il concerto al Teatro Romano di Verona manca uno sputo. E il concerto lo segni ovunque e lo aspetti per giorni, settimane, mesi. Preghi l’Altissimo che il tempo regga e che la sfiga non sia dietro l’angolo. Nel frattempo capisci tante altre cose che solo tu puoi capire perchè ancora una volta ti sorprendono le canzoni: dicono tutto ciò che avresti voluto sentirti dire, narrano le emozioni che non sai descrivere e ti perdi nel tuo stesso mondo. Surreale, non trovate?

E stupore e meraviglia si avvinghiano, si confondono e ti domandi: ma chi è questo tizio qui che, con semplicità di scrittura, sa sbriciolare apparenze per arrivare alla sostanza? Coglie emozioni, stati d’animo e scrive canzoni che aspettano d’assere catturate.

Comunque, arriva il giorno del concerto. Il tempo sembra fare capricci. Ma poco importa. Ti metti nello zaino un piccolo kit di sopravvivenza: marsupio e ombrello. Il cincentìn imbocca l’autostrada e lui ti fa da navigatore. Sei tranquillo anche se hai il pensiero del parcheggio. Ma nel profondo non temi niente perché il cincentìn si infila ovunque.

Parcheggio fatto, ti appropinqui all’entrata. Ti soffermi con lui davanti a una chiesa sconsacrata, ora pizzeria-ristorante, che gli sta accanto. E con lui ricordi quando ci sei stato la prima volta (era una sera, prima dello spettacolo Sogno di una notte di mezza estate proprio al Teatro Romano). Fai due passi, attraversi la strada e vedi gente dietro a un cordone.

Riconosco una chioma ribelle e una giacca blu, ma sono troppo piccola (mi sento) e mi attacco al braccio di lui. Però – penso – sarebbe bello che mi autografasse il cd. Faccio un passo, forse due, provo a cercare se ho una penna. Occhi bassi per non inciampare. Li alzo e manca un dito per scontrarmi con Ermal. Sono lì e le parole non mi escono. Sta andando a cenare, proprio in quel ristorante. E io mi sento un niente e non voglio disturbare. E lui ride perché sa che io sono imbranata. Ma fa niente. Andiamo all’ingresso e aspettiamo che aprano i cancelli.

Trovato il posto – tribuna laterale numerata – guardo lui e non mi capacito (un’altra volta): <<Ma siamo vicini vicini!>>. Piano piano il teatro si riempie. I Lupi di Ermal fanno passare bigliettini per organizzare al loro beniamino una sorpresa. C’è gente di tutte le età e di tutti i generi. Pubblico variegato. Mi piace questa cosa. Si esibiscono tre bravi cantautori che accompagnano Ermal, scaldano il cuore e tengono compagnia.

Poi, alle 21:30 inizia…

E lì accade… a volte accade che la Benedetta imbranata e timida e attaccata al pero e capace di diventare una iena quando le calpestano le questioni di principio inizi a cantare (Le so tutte – direbbe qualcuno – Se non tutte, almeno l’85%).

Ermal tiene il palco in lungo e in largo. Salta, corre e sorprende. Si diverte. E lo vedi che si diverte e ama con passione ogni atomo della musica. Te lo trasmette. Questo suo vivere la musica ti arriva addosso come un treno lanciato a tutta velocità. Capisci che dietro e sulle spalle ha un immenso lavoro, fatica, sudore, gavetta e sogni… e questo, scusate, mi tocca molto nel profondo.  Chiede il buio quando canta Amara terra mia: tutto tace; non ci sono luci; il palco è oscurato; pochissimi cellulari in attività; solo quella chitarra e quella voce che sale, sale e ti narra e ti si spezza dentro. E tu ti perdi – ancora – e ti ritrovi nel tuo mondo che condividi con lui, Ermal, e centinaia di persone.

Arriva New York e lì accade la dolcezza: niente luci in scena, ma solo noi, pubblico, a illuminare Ermal con le torce dei cellulari e allora ti pare di vedere tutte le stelle che nubi dispettose oscurano.

Introduce l’ospite Enrico Ruggeri. Siparietto. Cantano tre pezzi: uno di Lou Reed, uno di David Bowie, e il successone  Il mare d’inverno scritto proprio da Ruggeri. Il pubblico impazzisce. Applausi. Standing ovation. E la signora accanto a me fischia come un pastore. Perdo per un pò l’udito sinistro, ma va bene così.E ancora e ancora altre canzoni e tu balli, canti, salti e non ti sembra vero. E lui, accanto ride perché da giorni non ti vede così. Mi sento libera nel mio mondo. E Nella vita migliore non c’è n’è più per nessuno perché è lì che:

(…) pochi sanno com’è avere il fuoco negli occhi che carbonizza i pensieri e accende i sogni… stringi la tua stella al petto, segui  il  cielo anche se è spento, un sognatore sai non dorme mai, non muore mai… è stato bello sognare insieme…

E lì, davvero, tutto ha un senso: quello che faccio, quello che vorrei fare, quello che scrivo e quello che creo. Tutto ha un senso, anche se sono solo sogni… L’importante è avere qualcuno con cui condividerli.

Benben ❤

P.S. Pure lui è stato contagiato 🙂 e mi ha posto una domanda: <<Andrai al concerto di Mantova?>>. Risposta: <<Non lo escludo a priori>>.

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