Salone internazionale del libro

Amici nuvolini… ciaooo!

Mi ero ripromessa di riprendere in mano quest’isola felice mostrandovi qualche creazione, ma, alla fine, ho virato per raccontarvi, in breve, una bellissima esperienza e soddisfazione.

Parlare a Torino del piccolo libro “Un caso (potenzialmente) problematico”  – edizioni Il Rio – è stato emozionante. E chi ci pensava di finire a Torino? Oppure, chi avrebbe mai detto che un giorno mi sarei trovata là? Oppure, ma lo sapete che ho sempre avuto paura di sognare di andare fino a Torino? Eppure… un poco alla volta, tra sogni e cadute, tra speranze e fili intrecciati, eccomi anche là.

Il merito è di Giada e Girondi,  coppia nella vita e nel lavoro, nonchè fondatori del Il Rio Edizioni. Giada per prima ha creduto nella storia del piccolo libro e ne ha assaporato lo spirito. E sapete una cosa? E’ bello essere capiti. Proprio bello.

Sono arrivata a Torino con la mia metà e il piccolo orso sabato mattina. E prima di sabato ho trascorso una settimana tranquilla, senza ansie e paturnie. Solo nervoso per alcune faccende di casa e l’incredibile incapacità di riuscire a fermarmi due ore per rileggere la nuova bozza (a tal proposito ho cercato di ovviare in treno). Poi, alla vigilia della partenza – puf – l’ansia e le paturnie sono sbocciate come margherite. “Ma cosa ci vado a fare? Al massimo ci sarò io con Giada e Giulio. E poi cosa devo mettere? Come ci si veste?”.  Ho sempre pensato alla comodità e tale volevo essere; poi lui ha iniziato a dirmi che avrei dovuto mettermi qualcosa di diverso dai soliti (li adoro) amatissimi jeans. E così, per accontentare lui, mamma e chi mi ha dato consigli, mi sono fiondata su Italo con il vestitino accompagnato dalle sneakers. Cioè: la comodità prima di tutto.

Arriviamo, taxi, albergo per deposito valigia. Il benvenuto è un caldo biscotto alle mandorle e cioccolato. Vorrei divorarlo, ho fame, ma più lo morsicchio e più mi sbrodolo. Rinuncio e lo cedo a lui. E in tutto questo vorrei mangiare ma sono in ritardo marciamo  verso l’ingresso espositori. Chiamo Giulio, prendoil pass ed entro. E – bum! – ecco il sancta sanctorum dei libri tutti: il salone internazionale del libro… Miseria puzzola! Mica bazzecole!

La metà mi affida a Giada e Giulio. Mi dice che se ne va a fare un giro per lasciarmi tranquilla  ed io lì, nello stand H08 – padiglione 2. Lui se ne va a zonzo. La gente passa, guarda, scorre via come un fiume. Sguardi a destra e a sinistra. Voci, tante voci. Lontani ci sono applausi. C’è caldo e ancora tante, tante voci. Si inizia. Giada siede accanto a me, microfono e domande. E io che penso: e ora, cosa dico? Eppure… eppure le risposte escono e la gente non solo passa, ma si ferma e sta lì ad ascoltare. Passano altri e pure loro si fermano. Per un attimo intravedo una camicia famigliare che passa e poi torna indietro. E’ lui: è incredulo, è felice. E  vedo la gente sorridere. Sono lì, a pochi metri da me e ascoltano. E questo, scusate se è poco, sono soddisfazioni grandi.

Alla cinque del pomeriggio sono in albergo. Mi affloscio su un letto super comodo. Nemmeno ho la forza di togliere il vestito. Mi abbandono su cuscini che paiono nuvole. Su sky scorrono i titoli di coda  di un film sconosciuto. A destra il Lingotto e un temporale che sta terminando di cadere giù. Sul tavolo la nuova bozza. La guardo. Occhiali sul naso. Passo in rassegna le correzioni (scarabocchi di appunti) e, minuscola particella di polvere cosmica, ci credo o sogno ancora. E’ sempre e solo questione di punti di vista. E ora? E ora non dovete far altro che leggere il libro 😀

Al prossimo post, un matassoso abbraccio, Benben ❤

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Madreperla

Tempo fa mamma mi consegnò un bottone in madreperla convinta che sarei riuscita a trasformarlo con qualche nodo a chiacchierino. Mi sarebbe piaciuto, certo. Peccato che fosse “fuori taglia” per così dire. Passa il tempo. Il cervello pensa. La curiosità è scimmia. E mi ritrovo nuovamente tra le mani il bottone di un anno fa. Passa una settimana e comincio a capire qualcosa o, meglio, a intravedere quello che mi sarebbe piaciuto diventasse. Mi armo di carta e matita. Sono incapace a disegnare. Seguo delle linee immaginarie, molto tremule e tremende fino ad approntare un piano di battaglia. Alla fine nasce lui:

E’un maxi bottone lavorato a soutache (se mi avete letto, sapete che sono una neofita di quest’arte e dovreste anche sapere che ho la passione pure dei bottoni+chiacchierino+cammei+ blablabla…). Lo adornano sette perle di fiume, Swarovski, perline in vetro argentate e una rosellina da conteria.

Non sto a scrivere quante volte mi sono cadute le perle o quante altre volte mi sono infilzata il dito. Ma, se volete, vi dico che a un certo punto mi sono scoraggiata. E non so nemmeno il perché. Anzi, sì: forse perchè il bottone mi sembrava grande. Eppure, ora che è fatto, lo trovo, nelle sue misure, pressoché perfetto. E lo ha trovato perfetto pure un’amica (e qui entra in gioco il caso: mentre mi scervellavo su come farlo, un’amica pensava già a un bottone in madreperla come ciondolo. Oggi lo ha visto ed è stato subito suo).

Il modello di per sé non è difficile, ma calibrare il centro mi ha portato a rifare il lavoro almeno due volte.

Per l’asola ho optato per un cordoncino coda di topo della stessa tonalità di verde. Ho sperimentato e ho notato che si poteva cucire e non stonava. Non so se lo avete notato, ma ultimamente vado per esperimenti.

Ho cercato di immortalare il bottone alla bell’e meglio.  Avevo la consapevolezza che sarebbe uscito presto da casa (non mi sono sbagliata). Scusate per la scarsezza delle foto 🙂

Sperando vi piaccia, vi lascio e vi rimando al prossimo gomitoloso post. Un matassoso abbraccio, Benben ❤