Liberty parte II

Proseguiamo con il narrare di questa nuova avventura chiacchierinosa che mi ha portato alla creazione degli orecchini Liberty. La prima parte l’avete letta qui.

Ricordate dove eravamo rimasti? Più o meno allo stesso punto di sempre: la testa tra le nuvole e la passione per Jane Austen (non per niente mi piace definirmi una Jane Austen addicted. E, giusto per farvi capire come sto messa, quando vado in libreria e vedo una edizione di Orgoglio e Pregiudizio diversa da quella che ho sono tentata di ficcarci dentro occhi e naso per vedere se ci sono dei pezzi inediti… lo so, non è normale questa faccenda, ma… amen!)

Comunque, ora provo a immortalarvi un altro modello e – vi avviso – non fatevi ingannare dalle somiglianze. Non provateci!!!

Loro sono nati Liberty ma montati su supporto romboidale con otto punti luce attorno a un finto (ovvio) opale centrale. Questa è una versione realizzata con un cotone verde oliva molto chiaro, nel quale ho inserito microscopiche perline in vetro color senape.

Come scrivevo poc’anzi non fatevi ingannare dalla somiglianza con il primo modelle presentato una settimana fa. Se per realizzare quello avevo fatto circa 15/20 tentativi, per realizzare questi i tentativi sono diventati almeno una trentina (e sono sicuramente più di trenta). Provate a immaginare i metri di filo usati, sprecati e buttati. Poi provate a immaginare ancora una volta un taccuino pieno di scarabocchi. Magari qualcuno di voi potrà dire: “Embeh? Ma cosa c’è di così particolare?”. Ve lo mostro subito:

Notate i fori nella lavorazione? Sono diversi. Non c’è un foro uguale all’altro e, soprattutto sono storti. Con la santa pazienza di cui sono dotata (e non è nemmeno troppa), ho dovuto ricalibrare il modello originale perché tutto fosse armonico, lineare e, soprattutto, DRITTO. E per far questo, oltre riproporzionare i nodi, anche le perline hanno subito un taglio.

Questo è un modello unico. Esiste al momento solo questo!

Cosa dite, vi piacciono?

Al prossimo modello e quindi al prossimo gomitoloso post, Benben ❤

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N&G al concerto di Ermal

Capita. A volte capita che pure N&G e Benedetta stacchino la spina da tutto anche solo per mezza giornata.

E capita ancora… A volte capita. Quando meno te aspetti, una scheggia di musica, un suono, una nota, una voce, una parola, un testo di una canzone ti perfora. Una piccola invisibile ferita ti apre un mondo di emozioni e di curiosità quando ormai pensi di essere rivestito d’amianto.

Mi è successo ancora e questa volta con Ermal Meta.

Come sempre stavo facendo altro con la radio accesa. Passa la sua Vietato Morire come tante altre volte… poi eccola lì, la scheggia. Ti arriva dritta al cuore, all’anima o in quello scricciolo quasi invisibile di posto in cui ci sei davvero tu. E non sai spiegarti il perché arrivi proprio lì. Succede e basta e tu lasci che ti scarnifichi ben in profondità. Non puoi fermarla. Sai solo che, piano piano, inizi a cantare e capisci il senso, un significato che – chissà perché? – ti sembrava lontano. Ma poi eccolo lì, il significato, sulla tua pelle perché tu sei in quella canzone… e non ti sembra vero che quella canzone parli di te e del tuo mondo.

 

Da lì all’acquisto dell’album il passo è breve. Scopri ancora una volta un mondo, il tuo, che si annega in 18 pezzi tra l’albun precedente e quello nuovo, chiusi un un unico cd. E ancora non ti capaciti di come quelle parole si infilino sotto pelle per diventare tue. A me capita così. Ed Ermal diviene non Ermal Meta, ma semplicemente Ermal, uno di casa (come Paolo Nutini è Paolo e basta).

Poi, da lì all’acquisto dei biglietti per il concerto al Teatro Romano di Verona manca uno sputo. E il concerto lo segni ovunque e lo aspetti per giorni, settimane, mesi. Preghi l’Altissimo che il tempo regga e che la sfiga non sia dietro l’angolo. Nel frattempo capisci tante altre cose che solo tu puoi capire perchè ancora una volta ti sorprendono le canzoni: dicono tutto ciò che avresti voluto sentirti dire, narrano le emozioni che non sai descrivere e ti perdi nel tuo stesso mondo. Surreale, non trovate?

E stupore e meraviglia si avvinghiano, si confondono e ti domandi: ma chi è questo tizio qui che, con semplicità di scrittura, sa sbriciolare apparenze per arrivare alla sostanza? Coglie emozioni, stati d’animo e scrive canzoni che aspettano d’assere catturate.

Comunque, arriva il giorno del concerto. Il tempo sembra fare capricci. Ma poco importa. Ti metti nello zaino un piccolo kit di sopravvivenza: marsupio e ombrello. Il cincentìn imbocca l’autostrada e lui ti fa da navigatore. Sei tranquillo anche se hai il pensiero del parcheggio. Ma nel profondo non temi niente perché il cincentìn si infila ovunque.

Parcheggio fatto, ti appropinqui all’entrata. Ti soffermi con lui davanti a una chiesa sconsacrata, ora pizzeria-ristorante, che gli sta accanto. E con lui ricordi quando ci sei stato la prima volta (era una sera, prima dello spettacolo Sogno di una notte di mezza estate proprio al Teatro Romano). Fai due passi, attraversi la strada e vedi gente dietro a un cordone.

Riconosco una chioma ribelle e una giacca blu, ma sono troppo piccola (mi sento) e mi attacco al braccio di lui. Però – penso – sarebbe bello che mi autografasse il cd. Faccio un passo, forse due, provo a cercare se ho una penna. Occhi bassi per non inciampare. Li alzo e manca un dito per scontrarmi con Ermal. Sono lì e le parole non mi escono. Sta andando a cenare, proprio in quel ristorante. E io mi sento un niente e non voglio disturbare. E lui ride perché sa che io sono imbranata. Ma fa niente. Andiamo all’ingresso e aspettiamo che aprano i cancelli.

Trovato il posto – tribuna laterale numerata – guardo lui e non mi capacito (un’altra volta): <<Ma siamo vicini vicini!>>. Piano piano il teatro si riempie. I Lupi di Ermal fanno passare bigliettini per organizzare al loro beniamino una sorpresa. C’è gente di tutte le età e di tutti i generi. Pubblico variegato. Mi piace questa cosa. Si esibiscono tre bravi cantautori che accompagnano Ermal, scaldano il cuore e tengono compagnia.

Poi, alle 21:30 inizia…

E lì accade… a volte accade che la Benedetta imbranata e timida e attaccata al pero e capace di diventare una iena quando le calpestano le questioni di principio inizi a cantare (Le so tutte – direbbe qualcuno – Se non tutte, almeno l’85%).

Ermal tiene il palco in lungo e in largo. Salta, corre e sorprende. Si diverte. E lo vedi che si diverte e ama con passione ogni atomo della musica. Te lo trasmette. Questo suo vivere la musica ti arriva addosso come un treno lanciato a tutta velocità. Capisci che dietro e sulle spalle ha un immenso lavoro, fatica, sudore, gavetta e sogni… e questo, scusate, mi tocca molto nel profondo.  Chiede il buio quando canta Amara terra mia: tutto tace; non ci sono luci; il palco è oscurato; pochissimi cellulari in attività; solo quella chitarra e quella voce che sale, sale e ti narra e ti si spezza dentro. E tu ti perdi – ancora – e ti ritrovi nel tuo mondo che condividi con lui, Ermal, e centinaia di persone.

Arriva New York e lì accade la dolcezza: niente luci in scena, ma solo noi, pubblico, a illuminare Ermal con le torce dei cellulari e allora ti pare di vedere tutte le stelle che nubi dispettose oscurano.

Introduce l’ospite Enrico Ruggeri. Siparietto. Cantano tre pezzi: uno di Lou Reed, uno di David Bowie, e il successone  Il mare d’inverno scritto proprio da Ruggeri. Il pubblico impazzisce. Applausi. Standing ovation. E la signora accanto a me fischia come un pastore. Perdo per un pò l’udito sinistro, ma va bene così.E ancora e ancora altre canzoni e tu balli, canti, salti e non ti sembra vero. E lui, accanto ride perché da giorni non ti vede così. Mi sento libera nel mio mondo. E Nella vita migliore non c’è n’è più per nessuno perché è lì che:

(…) pochi sanno com’è avere il fuoco negli occhi che carbonizza i pensieri e accende i sogni… stringi la tua stella al petto, segui  il  cielo anche se è spento, un sognatore sai non dorme mai, non muore mai… è stato bello sognare insieme…

E lì, davvero, tutto ha un senso: quello che faccio, quello che vorrei fare, quello che scrivo e quello che creo. Tutto ha un senso, anche se sono solo sogni… L’importante è avere qualcuno con cui condividerli.

Benben ❤

P.S. Pure lui è stato contagiato 🙂 e mi ha posto una domanda: <<Andrai al concerto di Mantova?>>. Risposta: <<Non lo escludo a priori>>.

Liberty

Capire cosa mi passa per la testa non è facile nemmeno per me. Forse è per questo che scrivo: cercare di mettere ordine o trovare una linea per unire pensieri, immagini e piccole creazioni. Però sapete cosa vi dico: è difficilissimo.

Un esempio di quanto vado cianciando è questo post e ora provo a spiegarmi. Un mesetto fa (forse anche due) gironzolavo per la città dopo aver fatto una commissione. Io cammino, sì, ma con la testa volo via. Ebbene, entro in un negozio e penso a Jane Austen. Non chiedetemi il perchè. Sappiate solo che sono una delle tante Jane Austen addicted. Comunque, in questo negozietto, l’occhio automaticamente mi cade su un accessorio (facciamo due và). Acquisto esco e già mi vedo in una campagna inglese.

Gli accessori rimangono segretamente custoditi in un sacchettino per giorni, settimane, poi, finalmente, il tempo mi diviente clemente (leggasi: finiti gli ordini urgenti) e inizio a dare forma alla fantasia e creo questi modelli di orecchini battezzati Liberty (sì, lo so, la Austen e il periodo Liberty non sono coetanei, ma cosa ci volete fare?):

Rosoni in simil bronzo, con piccoli punti luce in grigio perla attorno a un punto luce in rosa antico centrale, sui quali ho lavorato un piccolo motivo a chiacchierino:

Un motivo che, seppur piccolo, mi è costato almeno – e non esagero – 15 tentativi di prove per fare uno schizzo, moficarlo ogni volta e cercare di calibrare filo – nodi – pippiolini e la possibilità di inserire microscopiche perline tono su tono.

Nei prossimi giorni, a Dio piacendo, vi mostrerò altre piccole varianti di questi orecchini Liberty (ciascuno dei quali è un modello unico nel vero senso della parola). Orecchini che, ripeto, mi sanno tanto di campagna inglese e Jane Austen.

Spero vi piacciano. Come sempre, se volete, siete liberi di lasciare commenti, critiche e/o suggerimenti qui sotto. E a me non resta altro che mandarvi un matassoso abbraccio e rimandarvi al prossimo gomitoloso post, Benben ❤

P.S. dimenticao che di questo modello sono presenti anche due versioni in grigio… :-;

Colore

Quando c’è la bella stagione bisogna pensare al prossimo autunno-inverno.

E N&G non è da meno. Da giorni bazzico tra una stanza e l’altra con piccoli lavori da fare, da ultimare e da consegnare. Da giorni scarabocchio schizzine cerco la combinazione perfetta di nodi chiacchierinosi. E alla sera, quando non sono morta, quando gli occhi hanno ancora la forza di guardare il mondo, le mani iniziano ad armarsi di ferri circolari e “via” verso un’altra stola da ultimare, accarezzare e studiare (altri lavori li potete leggere anche qui).

Oggi, molto brevemente, presento questi colori, già adocchiati qui:E vi aggiungo anche queste sfumature del tutto nuovo:

Stesso motivo, ma due filati dalle combinazioni cromatiche diverse. Certo, mi rendo conto che dalle foto poco ci si rende conto. Ho fatto questi due scatti per immortalare al meglio le sfumature e il disegno. Altre pretese non sono risciuta a realizzare. Bisogna proprio vedere e toccare con mano per capire.

Comunque, queste due stole sono sempre in mohair, anzi, preciso: 100% mohair. Ampie, avvolgenti ed estremamente leggere (vedete cartellino sotto). Praticamente due nuvole da cui lasciarsi abbracciare.

Cosa ci volete fare: io mi rilasso a tener tra le mani fili colorati e realizzare piccoli lavori per chi li sa apprezzare.

Adesso, per esempio, sto lavorando con un fialato color… Ve lo dico la prossima volta va…Scusate la povertà di parole, ma sono giorni caldi e complicati. Sono giorni in cui mi frullano idee di gomitolo, storie da appuntare, e si aggiungono casini da risolvere. Un matassoso abbraccio e alla prossima, Benben ❤

 

Fantasia, cuore e mani

Ok, ci siamo. Anzi ci risiamo. Mi tocca sbandolare un’altra matassa sul tema “blog”.

Come ho sempre sostenuto fin dai primissimi post (e sempre lo farò), quattro sostanzialmente sono i cardini o principi su cui si regge Nuvole e Gomitoli (N&G): correttezza, trasparenza, collaborazione e reciprocità. I primi due vanno a braccetto e il terzo e il quarto seguono a ruota.

Se faccio qualcosa e questo qualcosa nasce da uno spunto, un’idea vista in rete o da uno schema trovato, sapete bene che non manco mai di segnalare il riferimento con un link. Cito sempre la creatrice sia per iscritto sia a parola quando mi capita di parlare con qualcuno. I meriti vanno riconosciuti SEMPRE. Ritengo sia stupido e poco intelligente appropriarsi di idee di altri. Se creo qualcosa o modifico qualcosa di già esistente, non ho paura a mostrarlo. Sono sempre in attesa di ricevere critiche e/suggerimenti.

Gestire un blog, infatti, penso sia qualcosa di meraviglioso. Non è solo uno strumento (in questo caso un’isola felice), ma un modo nuovo per approfondire conoscenze, scambiare opinioni, confrontarsi su questo o quest’altro argomento. La reciprocità è una parola d’ordine.

Più di una volta mi è stata rivolta la domanda su come faccio a fare certi lavori a chiacchierino. E una domanda simile mi è stata anche rivolta proprio da una signora che teneva corsi di chiacchierino. Non me la sono sentita di dirle: <<Se glielo dicessi le svelerei un segreto>> oppure: <<Ehhh… ma non glielo posso dire>>. Nel mio piccolo mondo di nuvole e alberi di pero disseminati di qua e di là ho sempre cercato di spiegare o quanto meno rimandare a siti illuminanti. Badate bene che queste risposte (“Non glielo posso dire” oppure “Ma non puoi chiedermi una cosa simile” etc… etc…), più o meno educate (molto poco educate a dire il vero), mi sono state rivolte in altri luoghi e circostanze. E – badate ancora – queste risposte mi hanno fatto sentire una stupida ingenua davanti al detentore/detentrice della scienziata omnia. Eppure continuo a chiedere perchè mi piace capire e capire quali persone si celano dietro a un oggetto. Forse sono fatta male.

Ora, quando vi è un vivo interesse nell’interlocutore, nulla è più bello di una sana chiacchierata, confronto o condivisione.

Perchè cerco sempre di rispondere? Per prima cosa, chiedere è lecito e rispondere è cortesia (ho scritto CORTESIA!). In secondo luogo, la differenza tra chi mi chiede e la sottoscritta risiede nella fantasia, nel cuore e nelle mani.

Se hai fantasia puoi creare.

Se hai cuore puoi dare sostanza e anima a ogni oggetto.

Le tue mani saranno sempre diverse dalle mie.

In fondo chi crea non è una macchina, ma una persona e ogni singolo oggetto sarà unico e diverso. Inoltre il fatto che a una domanda segua una risposta, non significa ipso facto che si tenti di replicare il tutto. Ognuno di noi ha la sua inclinazione artistica e/o creativa in questo o quell’altro settore. Quindi, signori e signore, rilassatevi.

Tuttavia, se il mio interlocutore sarà scortese, disinteressato o propenso solo a copiare per vendere beh, non stupitevi se per lui mancherà la risposta. Sono fatta così. Chiedo scusa.

Come in tutte le cose, anche con i gomitoli non si finisce mai di imparare e io sono assetata di conoscenza. Mi sento piccola così davanti a un semplice gomitolo (lana, cotone, corda, non importa). Il gomitolo è un condensato di potenzialità inespressa o, se volete, di potenzialità espressa solo dalla superficie della sua materia. E tutto quel potenziale, signore e signori, scusate, ma ritengo sia molto, molto e molto più accattivante del tacere e del custodire gelosamente. In fondo, come ho sempre sostenuto: quando si tratta di gomitoli, tanto c’è da imparare, ma niente è nuovo. Il chiacchierino ne è un esempio.

Solo la fantasia, il cuore e le mani fanno la differenza. E come canterebbe qualcuno, “tutto il resto è noia”.

E spero di aver detto tutto. Ovviamente, se avrete commenti o critiche o pensieri difformi sapete già cosa fare. Alla prossima, Benben ❤