???!😳

Sera. Camera da letto. Cuscino sotto la pancia. Cielo plumbeo e vento. TV accesa. Le solite funeree notizie. Sciagure annunciate o non previste, sottovalutate. Ma pur sempre sciagure. Punto. Le solite critiche. Spengo il cervello. La TV parla e scelgo di non ascoltarla. Sono stanca. È stata una domenica impegnativa, ma piacevole. Penso a tante cose e a tutto. Nel più ci sta il meno e, così, i pensieri spaziano da un estremo all’altro. Merlino mi sta accanto. Aspetta il suo momento. Fedele osservatore della mia vita, amico peloso da connotati magici, si giuggiola e aspetta la coccola. Lo guardo, allungo la mano e il muso bagnato mi fa il solletico. Lui e io passiamo lunghi minuti a osservarci. Proviamo a leggerci nell’anima.  In questa lettura invisibile e silenziosa, ho scoperto che lui è più bravo di me. Mi sento una caccola. Mercoledì mattina l’ho portato dal veterinario. È stato Fede a spingermi a prendere appuntamento. Una piccola abrasione sul labbro ci spinge a preoccuparci quel tanto che basta per farci sentire più che responsabili della sua salute. Quindi vai. Merlino non fa mai storie quando si tratta di andare nel trasportino. Gli piace. È la sua casetta segreta. Lui e io. Lui timoroso in ambulatorio e io che spiego il tutto e già so – mi piace sentirmi preparata e spiegare cosa secondo me ha: una piccola abrasione dovuta a un gioco, roba da niente.

Invece non è così.

Diagnosi: ulcera indolente eosinofilica.

Ehhh?

Diagnosi per chi non capisce: stress.

STRESS?!?

Merlino stressato? Il gatto mago stressato? Troppe magie? Troppe corse? Troppi giochi? Troppa estate?

Stai lì e pensi. Pensi. Sempre  pensare. Pensi a cosa possa averlo stressato e un po’ ti viene da ridere. Mai sentito parlare di gatti stressati. Ma visto che non sai più di tanto pensare rispondi alle domande. Avete fatto qualche cambiamento in casa? No (tetto a parte). Avete cambiato qualche abitudine? No. Avete cambiato qualche sua abitudine? No. Avete messo un profumo in casa? No. Siete andati in vacanza? Sì, cinque giorni. E la causa viene presumibilmente individuata: la vacanza. La nostra assenza. La mia. Allora provi a spiegare che lui non è stato lasciato a se stesso, ma messo nelle mani delle persone che più amiamo: i nostri genitori. Merlino è stato super accudito e coccolato in quei giorni. Ma poi torni a pensare e a cercare di capire come funziona la testolina del tuo amico peloso e un dubbio amletico ti spalanca un portone. Vuoi vedere che lui ha letto la mia assenza come abbandono? Ma no… no dai non è possibile…

Fai pace con la testa e torni a casa con tanto di istruzioni e ricetta (crema gel da mettere sulla ferita, goccioline calmanti, cambio alimentazione). Lo liberi. Merlino ti si pone accanto. Ti siedi per terra, lo coccoli (dal veterinario è stato bravissimo) e gli poni una domanda: <<Ma ti sono mancata così tanto da farti venire un piccolo stress?>>. Aspetti una risposta umana e, invece… e invece lui ti prende con le zampe la mano e te la lecca, dito per dito, palmo, dorso e la stringe forte. E tu stai lì, seduta a terra, imbrigliata in quel piccolo abbraccio peloso tanto caldo e un po’ caccola ti senti, eccome…!!! E poco importa se per molti è solo un gatto. Io lo so: lui non è un semplice gatto, perché lui è un magico gatto ❤️

Benben ❤️

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Colore

Quando c’è la bella stagione bisogna pensare al prossimo autunno-inverno.

E N&G non è da meno. Da giorni bazzico tra una stanza e l’altra con piccoli lavori da fare, da ultimare e da consegnare. Da giorni scarabocchio schizzine cerco la combinazione perfetta di nodi chiacchierinosi. E alla sera, quando non sono morta, quando gli occhi hanno ancora la forza di guardare il mondo, le mani iniziano ad armarsi di ferri circolari e “via” verso un’altra stola da ultimare, accarezzare e studiare (altri lavori li potete leggere anche qui).

Oggi, molto brevemente, presento questi colori, già adocchiati qui:E vi aggiungo anche queste sfumature del tutto nuovo:

Stesso motivo, ma due filati dalle combinazioni cromatiche diverse. Certo, mi rendo conto che dalle foto poco ci si rende conto. Ho fatto questi due scatti per immortalare al meglio le sfumature e il disegno. Altre pretese non sono risciuta a realizzare. Bisogna proprio vedere e toccare con mano per capire.

Comunque, queste due stole sono sempre in mohair, anzi, preciso: 100% mohair. Ampie, avvolgenti ed estremamente leggere (vedete cartellino sotto). Praticamente due nuvole da cui lasciarsi abbracciare.

Cosa ci volete fare: io mi rilasso a tener tra le mani fili colorati e realizzare piccoli lavori per chi li sa apprezzare.

Adesso, per esempio, sto lavorando con un fialato color… Ve lo dico la prossima volta va…Scusate la povertà di parole, ma sono giorni caldi e complicati. Sono giorni in cui mi frullano idee di gomitolo, storie da appuntare, e si aggiungono casini da risolvere. Un matassoso abbraccio e alla prossima, Benben ❤

 

Collaborazioni magiche

Amici nuvolini, vi ricordata l’articolo su Merlino in cui narravo come il mio amico peloso fosse magicamente arrivato a casa nostra? Il post si intitolava “La magica storia” e potete leggerlo cliccando proprio sul titolo.

Or bene… che di magia sia zeppo e zuppo ogni suo pelo, lui e io non smettiamo mai di stupirci. Eppure, che ci crediato o no, è un dato di fatto. Dove si parla di Merlino accade sempre qualcosa di bello o anomalmente magico. E qualcosa è accaduto anche dopo quel post. Tra i commenti, infatti, c’era Silvia che riprendeva una frase:

“Sì, perchè lui è magico o, forse, più semplicemente è un gatto.” Ecco. Direi che è tutto qui. Magari si può volgere al plurale e stamparla su un muro di casa…😊😊😊

E Silvia, conosciuta come Fancyhollow, (consiglio di andare a sbirciare i suoi scatti, le sue creazioni e le sue illustrazioni), la sera stessa mi manda una mail. Incasinata come ero tra bomboniere e faccende varie, ricordo solo d’averle risposto il giorno dopo se non due (imperdonabile da parte mia).

Nella mail Silvia mi scriveva che quella frase – rimastale impressa – le aveva suggerito l’idea di un poster/disegno/cartolina e mi chiedeva, carinamente e soprattutto inaspettatamente, il permesso di realizzarla e di inserirla nel blog.

Questa sua idea, questo suo progetto e il modo così gentile in cui mi è stata rivolta la richiesta mi ha imbarazzato alquanto e ciò per due motivi: 1) non pensavo che una frase scritta da me potesse colpire così tanto uno di voi (oddio: ammetto che tra sogni nel cassetto c’è la scrittura e ringrazio N&G perchè mi permette di coltivarla anche in maniera minion; 2) non sono abituata a questo, intendendo per questo il rispetto e la massima gentilezza nel condividere, nel chiedere o nel voler aprire una collaborazione… Perchè, da quella domanda è nata una collaborazione divertente e strampalata per usare una parola di Silvia 😂

Lei disegnava, mi sottoponeva il progetto e mi chiedeva cosa ne pensassi. Figuriamoci! Da me che non so tenere in mano un matita se non per schizzare qualche cosa a chiacchierino, mi pareva tutto meraviglioso. Lei mi parlava in linguaggio tecnico e io chiedevo le traduzioni perchè poco avvezza ai tecnicismi della rete (eppure ho un blog… sì, ma la testa vaga tra nuovle e gomitoli). Lei che mi chiede il watermark da inserire sull’immagine e io le chiedo: <<Cosa?>>. Lei che, in pochi semplici tratti, ha trasformato una frase, parole appena nate, in un’immagine che racchiude l’essenza del magico gatto Merlino. Un’essenza che penso appartenga a tutti gli amici pelosi. Un’essenza che spesso, non siamo capaci di cogliere.

E così, sull’onda di questa strampalata e magica collaborazione, sono nate queste tre cartoline

Queste, per dirla alla Silvia ( 🙂 )  sono un pò decò, con colori scuri e un pò polverosi.
Mentre la terza è stata sviluppata su mia richiesta ed è questa:

Voi cosa ne pensate?

Sappiate che queste cartoline/immagini sono stampabili QUI: in questo modo potrete vedere la bravura di Silvia.

Dimenticavo… guardate che potrebbe capitare anche a voi di imbattervi in un gatto mago 🎩 💫

Un abbraccio e alla prossima… Benben ❤

Benedetta

Benedetta è paziente, buona, calma…

Questo vedono gli altri.

E gli altri parlano perché non sanno. Come sempre succede. Parlano, commentano e non sanno. Non sanno un bel tubo. Come quando dicono che non sono avvocato solo perché ho smesso di esercitare.

Loro non sanno che Benedetta ha imparato a tacere, a non farsi gli affari degli altri. Non sanno che il pettegolezzo che più la diverte è quello delle riviste che sfoglia da Simona, la parrucchiera e non quello fatto sulle persone.

Loro ignorano che Benedetta non è un muro di gomma. Ciò che viene detto non le rimbalza sempre. Però ha imparato a tacere e a contare fino a cento se serve a non svegliare il muflone che l’abita. Ma Benedetta, anche se tace o sa contare, ha un difetto: è trasparente. Le vedi gli ingranaggi dei pensieri, la fucina di parole in ebollizione sul viso e negli occhi. E lì puoi capire una cosa: Benedetta si stanca molto facilmente dell’ignoranza delle persone o della superficialità con cui vengono usate le parole (spesso impropriamente). Le parole sono come i nodi del chiacchierino: devono essere perfette. E allora, quando contare si fa difficile, quando i numeri diventano scalate alle vette più alte, bisogna respirare… respirare a fondo. Inspirare contando fino a sette, espirando contando fino a sette, meditando lunghi “ohmmmmmm….”. Ma anche questa tecnica può diventare un oceano profondo, dove è impossibile respirare, dove urge emergere, riempire i polmoni e…parlare.

E lì sono c#£#}i amari… o Benedetta espone con calma o Benedetta ti travolge e fa il disastro. E tu non puoi fare nulla se non incassare e provare a ribattere. Ma sai che ogni tua parola verrà usata contro di te e te soltanto e ripetuta come un mantra per almeno venti minuti, almeno sino a quando il muflone che l’abita non si stanca.

Benedetta può essere paziente e taciturna. Non sempre serve parlare, soprattutto quando vengono dette delle castronerie. Benedetta ha imparato a ridere anche dove c’è da piangere, o a piangere dove c’è da ridere, ma se le salta il muflone, devi solo sperare che ti travolga con eleganza o che al contrario il muflone prenda la penna e si metta a scrivere per non incornarti.

Perché Benedetta scrive per far pace con se stessa; per vivere altre vite senza disturbare nessuno; per svuotare la testa da quelle parole che potrebbero solo ferire. Perché Benedetta ha imparato che le parole sanno ferire più di una lama; perché ha imparato che la diplomazia va macerata in un barile di riflessione, cento scalate da mille gradini ciascuna e silenzio.

Perchè il silenzio non è solo una parola o l’assenza di suoni. È un’arte: va appresa e ascoltata. Ascoltare il silenzio non è solo un ossimoro. È un arte:  richiede pazienza e attenzione. E ha capito che le persone hanno disimparato ad ascoltare. Perché ascoltare richiede tempo e il tempo è poco; perché per alcuni il silenzio è noia, tristezza, disturbo, vuoto e come vuoto va riempito. Ma è ciò che usi per riempire che fa la differenza. Se usi castronerie, parole ottuse e piene di insulsi suoni puoi anche non presentarti. Grazie. Sarà per la prossima volta.

Perchè Benedetta ha imparato che la sostanza va capita, vissuta e voluta prima di ogni orpello di contorno. Come con il chiacchierino: prima studia la tecnica e prova a capire da dove nasce e la sua storia, poi, puoi permetterti di fare e creare.

E creare richiede fantasia, sogni e tanta, immensa pazienza, come ogni singola parola. E tu se hai un sogni devi imparare ad ascoltare, fare silenzio, contare fino a cento o mille, farti minuscolo e capire che sei un mondo in un mondo.

E questa è una parte di Benedetta, un mondo colorato, di sogni, parole e fantasia, in un mondo di parole, chiasso, rumore e assenza di tempo.

Della serie… riflessione notturna prima del lunedì mattina.

Tre fratelli

Le pratiche burocratiche per l’adozione dei piccoli Teddy procedono con costanza. I tempi non sono quasi mai lenti come negli affari della burocrazia italiana – già, perchè qui siamo negli affari della burocrazia di N&G – però le richieste ci sono.

Gomitolosamente, tuttavia, con sorrisi e ingarbugliamenti di vita vari, si riesce a soddisfare tutti.

Oggi è il turno di tre fratelli:

Uno ha voluto il papillon e gli altri due non hanno voluto essere da meno. Ecco allora che questi piccoli  Teddy sono stati immortalati da  Alessia in una versione disneyana: Teddi Qui, Teddy Quo e Teddy Qua.

Durante il servizio fotografico sono stati abbastanza bravi. Sapete come sono iTeddy, vero? Sono estremamente curiosi e questi tre tipini si sono rivelati anche decisamente vanitosi.

A giorni conosceranno la loro nuova casetta e a me, come sempre, non rimane altro che fare mille e più mille raccomandazioni, ricordando loro le buone maniere. Ma, so già, che daranno il meglio di sé in ogni circostanza.

Dal mondo dei Teddy, in questa versione disneyana, al momento è tutto, ma statene certi, arriverà una sorpresa molto teddynosa e molto, ma molto “sorpresa”. Poiché non posso svelarvi altro (ancora non è tempo), vi lascio con un pizzico di curiosità e vi rimando al prossimo post… sarà gomitoloso o no? Mah… ?! Ai posteri l’ardua sentenza.

Un matassoso abbraccio, Benben ❤

Credits photo: Alessia – Questione di Focale