Colore

Quando c’è la bella stagione bisogna pensare al prossimo autunno-inverno.

E N&G non è da meno. Da giorni bazzico tra una stanza e l’altra con piccoli lavori da fare, da ultimare e da consegnare. Da giorni scarabocchio schizzine cerco la combinazione perfetta di nodi chiacchierinosi. E alla sera, quando non sono morta, quando gli occhi hanno ancora la forza di guardare il mondo, le mani iniziano ad armarsi di ferri circolari e “via” verso un’altra stola da ultimare, accarezzare e studiare (altri lavori li potete leggere anche qui).

Oggi, molto brevemente, presento questi colori, già adocchiati qui:E vi aggiungo anche queste sfumature del tutto nuovo:

Stesso motivo, ma due filati dalle combinazioni cromatiche diverse. Certo, mi rendo conto che dalle foto poco ci si rende conto. Ho fatto questi due scatti per immortalare al meglio le sfumature e il disegno. Altre pretese non sono risciuta a realizzare. Bisogna proprio vedere e toccare con mano per capire.

Comunque, queste due stole sono sempre in mohair, anzi, preciso: 100% mohair. Ampie, avvolgenti ed estremamente leggere (vedete cartellino sotto). Praticamente due nuvole da cui lasciarsi abbracciare.

Cosa ci volete fare: io mi rilasso a tener tra le mani fili colorati e realizzare piccoli lavori per chi li sa apprezzare.

Adesso, per esempio, sto lavorando con un fialato color… Ve lo dico la prossima volta va…Scusate la povertà di parole, ma sono giorni caldi e complicati. Sono giorni in cui mi frullano idee di gomitolo, storie da appuntare, e si aggiungono casini da risolvere. Un matassoso abbraccio e alla prossima, Benben ❤

 

Collaborazioni magiche

Amici nuvolini, vi ricordata l’articolo su Merlino in cui narravo come il mio amico peloso fosse magicamente arrivato a casa nostra? Il post si intitolava “La magica storia” e potete leggerlo cliccando proprio sul titolo.

Or bene… che di magia sia zeppo e zuppo ogni suo pelo, lui e io non smettiamo mai di stupirci. Eppure, che ci crediato o no, è un dato di fatto. Dove si parla di Merlino accade sempre qualcosa di bello o anomalmente magico. E qualcosa è accaduto anche dopo quel post. Tra i commenti, infatti, c’era Silvia che riprendeva una frase:

Sì, perchè lui è magico o, forse, più semplicemente è un gatto.” Ecco. Direi che è tutto qui. Magari si può volgere al plurale e stamparla su un muro di casa…😊😊😊

E Silvia, conosciuta come Fancyhollow, (consiglio di andare a sbirciare i suoi scatti, le sue creazioni e le sue illustrazioni), la sera stessa mi manda una mail. Incasinata come ero tra bomboniere e faccende varie, ricordo solo d’averle risposto il giorno dopo se non due (imperdonabile da parte mia).

Nella mail Silvia mi scriveva che quella frase – rimastale impressa – le aveva suggerito l’idea di un poster/disegno/cartolina e mi chiedeva, carinamente e soprattutto inaspettatamente, il permesso di realizzarla e di inserirla nel blog.

Questa sua idea, questo suo progetto e il modo così gentile in cui mi è stata rivolta la richiesta mi ha imbarazzato alquanto e ciò per due motivi: 1) non pensavo che una frase scritta da me potesse colpire così tanto uno di voi (oddio: ammetto che tra sogni nel cassetto c’è la scrittura e ringrazio N&G perchè mi permette di coltivarla anche in maniera minion; 2) non sono abituata a questo, intendendo per questo il rispetto e la massima gentilezza nel condividere, nel chiedere o nel voler aprire una collaborazione… Perchè, da quella domanda è nata una collaborazione divertente e strampalata per usare una parola di Silvia 😂

Lei disegnava, mi sottoponeva il progetto e mi chiedeva cosa ne pensassi. Figuriamoci! Da me che non so tenere in mano un matita se non per schizzare qualche cosa a chiacchierino, mi pareva tutto meraviglioso. Lei mi parlava in linguaggio tecnico e io chiedevo le traduzioni perchè poco avvezza ai tecnicismi della rete (eppure ho un blog… sì, ma la testa vaga tra nuovle e gomitoli). Lei che mi chiede il watermark da inserire sull’immagine e io le chiedo: <<Cosa?>>. Lei che, in pochi semplici tratti, ha trasformato una frase, parole appena nate, in un’immagine che racchiude l’essenza del magico gatto Merlino. Un’essenza che penso appartenga a tutti gli amici pelosi. Un’essenza che spesso, non siamo capaci di cogliere.

E così, sull’onda di questa strampalata e magica collaborazione, sono nate queste tre cartoline

Queste, per dirla alla Silvia ( 🙂 )  sono un pò decò, con colori scuri e un pò polverosi.
Mentre la terza è stata sviluppata su mia richiesta ed è questa:

Voi cosa ne pensate?

Sappiate che queste cartoline/immagini sono stampabili QUI: in questo modo potrete vedere la bravura di Silvia.

Dimenticavo… guardate che potrebbe capitare anche a voi di imbattervi in un gatto mago 🎩 💫

Un abbraccio e alla prossima… Benben ❤

Benedetta

Benedetta è paziente, buona, calma…

Questo vedono gli altri.

E gli altri parlano perché non sanno. Come sempre succede. Parlano, commentano e non sanno. Non sanno un bel tubo. Come quando dicono che non sono avvocato solo perché ho smesso di esercitare.

Loro non sanno che Benedetta ha imparato a tacere, a non farsi gli affari degli altri. Non sanno che il pettegolezzo che più la diverte è quello delle riviste che sfoglia da Simona, la parrucchiera e non quello fatto sulle persone.

Loro ignorano che Benedetta non è un muro di gomma. Ciò che viene detto non le rimbalza sempre. Però ha imparato a tacere e a contare fino a cento se serve a non svegliare il muflone che l’abita. Ma Benedetta, anche se tace o sa contare, ha un difetto: è trasparente. Le vedi gli ingranaggi dei pensieri, la fucina di parole in ebollizione sul viso e negli occhi. E lì puoi capire una cosa: Benedetta si stanca molto facilmente dell’ignoranza delle persone o della superficialità con cui vengono usate le parole (spesso impropriamente). Le parole sono come i nodi del chiacchierino: devono essere perfette. E allora, quando contare si fa difficile, quando i numeri diventano scalate alle vette più alte, bisogna respirare… respirare a fondo. Inspirare contando fino a sette, espirando contando fino a sette, meditando lunghi “ohmmmmmm….”. Ma anche questa tecnica può diventare un oceano profondo, dove è impossibile respirare, dove urge emergere, riempire i polmoni e…parlare.

E lì sono c#£#}i amari… o Benedetta espone con calma o Benedetta ti travolge e fa il disastro. E tu non puoi fare nulla se non incassare e provare a ribattere. Ma sai che ogni tua parola verrà usata contro di te e te soltanto e ripetuta come un mantra per almeno venti minuti, almeno sino a quando il muflone che l’abita non si stanca.

Benedetta può essere paziente e taciturna. Non sempre serve parlare, soprattutto quando vengono dette delle castronerie. Benedetta ha imparato a ridere anche dove c’è da piangere, o a piangere dove c’è da ridere, ma se le salta il muflone, devi solo sperare che ti travolga con eleganza o che al contrario il muflone prenda la penna e si metta a scrivere per non incornarti.

Perché Benedetta scrive per far pace con se stessa; per vivere altre vite senza disturbare nessuno; per svuotare la testa da quelle parole che potrebbero solo ferire. Perché Benedetta ha imparato che le parole sanno ferire più di una lama; perché ha imparato che la diplomazia va macerata in un barile di riflessione, cento scalate da mille gradini ciascuna e silenzio.

Perchè il silenzio non è solo una parola o l’assenza di suoni. È un’arte: va appresa e ascoltata. Ascoltare il silenzio non è solo un ossimoro. È un arte:  richiede pazienza e attenzione. E ha capito che le persone hanno disimparato ad ascoltare. Perché ascoltare richiede tempo e il tempo è poco; perché per alcuni il silenzio è noia, tristezza, disturbo, vuoto e come vuoto va riempito. Ma è ciò che usi per riempire che fa la differenza. Se usi castronerie, parole ottuse e piene di insulsi suoni puoi anche non presentarti. Grazie. Sarà per la prossima volta.

Perchè Benedetta ha imparato che la sostanza va capita, vissuta e voluta prima di ogni orpello di contorno. Come con il chiacchierino: prima studia la tecnica e prova a capire da dove nasce e la sua storia, poi, puoi permetterti di fare e creare.

E creare richiede fantasia, sogni e tanta, immensa pazienza, come ogni singola parola. E tu se hai un sogni devi imparare ad ascoltare, fare silenzio, contare fino a cento o mille, farti minuscolo e capire che sei un mondo in un mondo.

E questa è una parte di Benedetta, un mondo colorato, di sogni, parole e fantasia, in un mondo di parole, chiasso, rumore e assenza di tempo.

Della serie… riflessione notturna prima del lunedì mattina.

Tre fratelli

Le pratiche burocratiche per l’adozione dei piccoli Teddy procedono con costanza. I tempi non sono quasi mai lenti come negli affari della burocrazia italiana – già, perchè qui siamo negli affari della burocrazia di N&G – però le richieste ci sono.

Gomitolosamente, tuttavia, con sorrisi e ingarbugliamenti di vita vari, si riesce a soddisfare tutti.

Oggi è il turno di tre fratelli:

Uno ha voluto il papillon e gli altri due non hanno voluto essere da meno. Ecco allora che questi piccoli  Teddy sono stati immortalati da  Alessia in una versione disneyana: Teddi Qui, Teddy Quo e Teddy Qua.

Durante il servizio fotografico sono stati abbastanza bravi. Sapete come sono iTeddy, vero? Sono estremamente curiosi e questi tre tipini si sono rivelati anche decisamente vanitosi.

A giorni conosceranno la loro nuova casetta e a me, come sempre, non rimane altro che fare mille e più mille raccomandazioni, ricordando loro le buone maniere. Ma, so già, che daranno il meglio di sé in ogni circostanza.

Dal mondo dei Teddy, in questa versione disneyana, al momento è tutto, ma statene certi, arriverà una sorpresa molto teddynosa e molto, ma molto “sorpresa”. Poiché non posso svelarvi altro (ancora non è tempo), vi lascio con un pizzico di curiosità e vi rimando al prossimo post… sarà gomitoloso o no? Mah… ?! Ai posteri l’ardua sentenza.

Un matassoso abbraccio, Benben ❤

Credits photo: Alessia – Questione di Focale

La magica storia

Merlino sonnecchia – rettifico: fa finta di sonnecchiare – nella sua nuova passione: la scatola delle mele Pink Lady portato a casa dal supermercato. Mi serviva per contenere delle bomboniere da consegnare. Nemmeno il tempo di posarlo a terra e lui – zac! – con un balzello degno di Pino Dellasega, maestro maximo di nordic walking, aveva deciso che quello sarebbe stato il suo rifugio.

Strani i gatti.

Comunque la sua scelta non poteva essere migliore. Lo scatolone è capiente e lui ha tutto lo spazio per stendersi, rotolarsi, osservare senza essere visto e nascondersi. Come faccia a pensare di nascondersi lì dentro, poi, proprio non lo so.

Ripeto: strani i gatti eh?!

Merlino è cresciuto di un paio di chili, forse tre. È un giombo gatto. Il muso è sempre simpatico e ora nè lui nè io riusciamo a pensare a un giorno senza la sua quasi silenziosa compagnia. Dico quasi perché i suoi rumori/versi, dovuti alla conformazione del muso (vedi nasino schiacciato), per non parlare del “russamento” notturno, sono la colonna sonora di ogni giorno da quasi sei mesi a questa parte.

E se mi soffermo a pensare che, da brava figlia di un veterinario e cugina di veterinari, MAI ho avuto un animale domestico, mi stupisco della facilità con cui Merlino è arrivato e si è fatto strada nelle nostre vite. Nemmeno pensavamo di prendere un gatto (potete leggere già qualcosa su questa strana storia qui).

Aveva un canino non sceso e questo per alcuni era un problema se non un difetto. Diversi si erano detti pronti ad adottarlo per poi sparire nel nulla da un momento all’altro. Altri ancora avevano lasciato la caparra per assicurarsi la certezza di averlo tutto per loro e poi, così, di punto in bianco, si separano e lui, il peloso, ancora  non trova famiglia. Poi arriviamo noi, lui e io. Come Pollicino, seguiamo le briciole di pane: prima una foto inviatami dalla cugina veterinaria, poi un contatto su whatapp che ci dice che nessun micio è disponibile; infine, sempre la cugina veterinaria, ripropone ancora quella foto (una foto che conosciamo solo lui e io) e questa volta ci allega  un contatto su FB e, così, arriviamo a scoprire che lui, il peloso, era già stato adottato e che nel giro di ventiquattro ore sarebbe andato nella sua nuova casa. Pazienza, ci diciamo. Non era destino. Ma le ore passano e peloso non conosce nessuna casa nuova. Anzi: chi doveva andare a prenderlo non si è più presentato. E così riceviamo inaspettatamente l’invito ad andare a conoscerlo in quel di Bergamo.

Perché no? Cosa abbiamo da perdere? Ci diciamo. In fondo, abbiamo seguito tanti indizi in tre mesi che sarebbe da stupidi lasciar tutto sul più bello

Ma questo invito, accompagnato da altre foto mi scatena un’emozione, un dubbio e una domanda: vuoi vedere che è il micio della mostra di Gonzaga? Vuoi vedere che è quel micino che ha fatto di tutto per sporgersi dalla gabbietta e farsi accarezzare? Già… quella mostra felina a cui siamo andati solo per far passare a lui una un pomeriggio di svago senza pensieri tristi.

Ma lui, razionale, lo esclude in modo categorico. Eppure noto nei suoi occhi un guizzo di speranza.
Sogghigno… ne sono quasi certa. Manca la conferma.  E la conferma arriva. I riferimenti che avevamo coincidono. Lui sorride. Guarda il peloso. Lo prende in braccio. Lo coccola. E ripete: <<Non ci posso credere>>.

Ci viene mostrato il suo libretto. E lì, seppur seduta, ci viene un coccolone: Merlino è nato l’8 giugno. E, per chi mi conosce, sa quanto sia importante quella data. L’ 8 giugno: compleanno di mio fratello Marco. E lui, aggrappato all’ultima maceria di razionalità, prova a fare resistenza. Sì, perché forse mio fratello non è proprio nato l’8 di giugno  (ma vi rendete conto?!). La maceria si fa polvere e lui desiste: <<Va bene. A questo punto penso che Merlino ci abbia scelti>>.

Sappiate però che Merlino è qui e che ormai è un pezzo peloso di famiglia.

Mia mamma lo scruta, lo osserva e ride perchè buffo. Ci parla – non lo tocca ma ci parla. E quando a febbraio sono stata male sia lei che mio padre sono rimasti affascinati nel vedere come Merlino, nel suo modo tutto felino, mi accudisse.

Sì, perchè lui è magico o, forse, più semplicemente è un gatto. Ma dire gatto è molto riduttivo.

Merlino è quello che ti viene a controllare se ti vede andare a letto prima del solito o ti vede sdraiarti spossato sul divano.  Ti posa una zampa sul viso e si avvicina per vedere se respiri. Controlla e ti si mette accanto. “Tutto ok? Posso star tranquillo? Se hai qualche problema ti proteggo io”.

Merlino è quello che alle sei di mattina ti viene a svegliare perchè ha fame. E per fortuna stiamo riuscendo a tararlo sulle sei. Prima erano le 3:30 o le 4. E se non ha fame è capace di svegliarti nel cuore della notte solo perchè vuole le coccole.

Merlino è quello che alle cinque del pomeriggio comincia a guardarti e ti lancia la sfida: “Facciamo che io corro un paio di volte per il corridoio. Poi tu mi prendi, mi fai le coccole e io mi rilasso”.

Merlino è quello che ci aspetta il sabato sera quando rincasiamo. Spunta dal corridoio con un sonno imbarazzante. Barcolla e si butta a terra per ricevere doppia dose di coccole.

Merlino ama sdraiarsi sul balcone e, quando, nelle giornate di sole, c’è il bucato, adora star fermo ad annusare il profumo dei panni appena lavati. Ama così tanto star fuori che, quando piove, devi stare attento ad aprire la porta. Ti può capitare di cercarlo ovunque senza avere alcun segno. Poi ti affacci e lo vedi zampettare felice in una piccola pozzanghera sotto il diluvio. E allora ti domandi: ma i gatti non odiano l’acqua?

Merlino ama salire e scendere le scale. E se lo fa di corsa è ancora più felice. Peccato che ogni tanto la sua zampa cada in fallo e allora ti capita di sentire un rumore  sordo come di palla di pelo che ruzzola giù. Lui ti guarda come per dire “Tutto a posto! Non mi sono fatto niente” e ti si fionda addosso per aver la coccola di rassicurazione.

Merlino è quel micio che – strano ma vero – non incasina i miei gomitoli. Tutti mi dicevano che mi avrebbe fatto dannare. E invece no: osserva, cerca di capire da dove vengono fuori fili colorati, si avvicina, tocca un paio di volte quel “mistero” e poi si mette tranquillo.

Merlino si approccia in modo diverso con lui e con me. Lui è il compagno di giochi prima di cena e la coccola sfrenata della mattina. Io sono addetta al cibo, alla coccola della sera e alle carezza durante tutto il giorno. Sono quella che lo rimprovera e azzarda il castigo con lo spruzzino. Sono quella che “Dove vai tu vengo anche io” o del “Guardiamoci negli occhi per un’ora intera”.

Merlino è quello che adora gli asciugamani tiepidi sulla testa quando è ora della pulizia del musino

Merlino… per noi è parte della famiglia. Non è un sostituto di un figlio mai arrivato. Qualcuno lo può pensare. Lo so. Ma no, non è così.

Lui fa parte della famiglia senza sostituirsi a nessuno.

Merlino appartiene alla categoria dei tanti amici pelosi che popolano questo mondo. È un dato di fatto. Eppure non posso limitarmi solo a questo. Pure lui, così razionale e ingeniere, non lo ritiene solo un gatto.

Merlino… è il magico gatto che ci ha scelti.

E  mai avrei pensato che fosse così facile e semplice dare affetto a un peloso e riceverne in quantità smisurata. Lunga vita a te amico mio, mago di famiglia ❤️