Fantasia, cuore e mani

Ok, ci siamo. Anzi ci risiamo. Mi tocca sbandolare un’altra matassa sul tema “blog”.

Come ho sempre sostenuto fin dai primissimi post (e sempre lo farò), quattro sostanzialmente sono i cardini o principi su cui si regge Nuvole e Gomitoli (N&G): correttezza, trasparenza, collaborazione e reciprocità. I primi due vanno a braccetto e il terzo e il quarto seguono a ruota.

Se faccio qualcosa e questo qualcosa nasce da uno spunto, un’idea vista in rete o da uno schema trovato, sapete bene che non manco mai di segnalare il riferimento con un link. Cito sempre la creatrice sia per iscritto sia a parola quando mi capita di parlare con qualcuno. I meriti vanno riconosciuti SEMPRE. Ritengo sia stupido e poco intelligente appropriarsi di idee di altri. Se creo qualcosa o modifico qualcosa di già esistente, non ho paura a mostrarlo. Sono sempre in attesa di ricevere critiche e/suggerimenti.

Gestire un blog, infatti, penso sia qualcosa di meraviglioso. Non è solo uno strumento (in questo caso un’isola felice), ma un modo nuovo per approfondire conoscenze, scambiare opinioni, confrontarsi su questo o quest’altro argomento. La reciprocità è una parola d’ordine.

Più di una volta mi è stata rivolta la domanda su come faccio a fare certi lavori a chiacchierino. E una domanda simile mi è stata anche rivolta proprio da una signora che teneva corsi di chiacchierino. Non me la sono sentita di dirle: <<Se glielo dicessi le svelerei un segreto>> oppure: <<Ehhh… ma non glielo posso dire>>. Nel mio piccolo mondo di nuvole e alberi di pero disseminati di qua e di là ho sempre cercato di spiegare o quanto meno rimandare a siti illuminanti. Badate bene che queste risposte (“Non glielo posso dire” oppure “Ma non puoi chiedermi una cosa simile” etc… etc…), più o meno educate (molto poco educate a dire il vero), mi sono state rivolte in altri luoghi e circostanze. E – badate ancora – queste risposte mi hanno fatto sentire una stupida ingenua davanti al detentore/detentrice della scienziata omnia. Eppure continuo a chiedere perchè mi piace capire e capire quali persone si celano dietro a un oggetto. Forse sono fatta male.

Ora, quando vi è un vivo interesse nell’interlocutore, nulla è più bello di una sana chiacchierata, confronto o condivisione.

Perchè cerco sempre di rispondere? Per prima cosa, chiedere è lecito e rispondere è cortesia (ho scritto CORTESIA!). In secondo luogo, la differenza tra chi mi chiede e la sottoscritta risiede nella fantasia, nel cuore e nelle mani.

Se hai fantasia puoi creare.

Se hai cuore puoi dare sostanza e anima a ogni oggetto.

Le tue mani saranno sempre diverse dalle mie.

In fondo chi crea non è una macchina, ma una persona e ogni singolo oggetto sarà unico e diverso. Inoltre il fatto che a una domanda segua una risposta, non significa ipso facto che si tenti di replicare il tutto. Ognuno di noi ha la sua inclinazione artistica e/o creativa in questo o quell’altro settore. Quindi, signori e signore, rilassatevi.

Tuttavia, se il mio interlocutore sarà scortese, disinteressato o propenso solo a copiare per vendere beh, non stupitevi se per lui mancherà la risposta. Sono fatta così. Chiedo scusa.

Come in tutte le cose, anche con i gomitoli non si finisce mai di imparare e io sono assetata di conoscenza. Mi sento piccola così davanti a un semplice gomitolo (lana, cotone, corda, non importa). Il gomitolo è un condensato di potenzialità inespressa o, se volete, di potenzialità espressa solo dalla superficie della sua materia. E tutto quel potenziale, signore e signori, scusate, ma ritengo sia molto, molto e molto più accattivante del tacere e del custodire gelosamente. In fondo, come ho sempre sostenuto: quando si tratta di gomitoli, tanto c’è da imparare, ma niente è nuovo. Il chiacchierino ne è un esempio.

Solo la fantasia, il cuore e le mani fanno la differenza. E come canterebbe qualcuno, “tutto il resto è noia”.

E spero di aver detto tutto. Ovviamente, se avrete commenti o critiche o pensieri difformi sapete già cosa fare. Alla prossima, Benben ❤

 

Apparizioni e sparizioni

Ora affronteremo assieme un argomento spinoso. Ho scritto assieme perchè sarebbe bello conoscere il vostro pensiero. Ho scritto spinoso perchè voglio vedere com siete messi a fantasia. E, per gli adulti si sa, la fantasia può rivelarsi il vero tallone di Achille…

Che in casa si aggiri un gatto magico di nome Merlino penso sia chiaro anche ai muri (mai avrei pensato di dedicargli così tanti post su quest’isola). Tuttavia quello che vado a narrarvi è qualcosa che fa ridere sia me che lui (lui, il mio lui e non Merlino). Ci fa ridere, ci stupisce e ci lascia immensa tenerezza.

I magheggi di Merlino stanno diventando delle piccole abitudini quotidiane. C’è persino chi mi chiede di intercedere perchè Merlino faccia un magheggio… vabeh… Ma la cosa insolita è che a parer nostro Merlino si stia evolvendo nella sua magia, acquistando familiarità con magie sempre più complesse.

L’altra sera, per esempio, mentre eravamo a cena, lui notava un certo silenzio da parte del nostro amico peloso. A quell’ora è solito farci compagnia o appollaiarsi alla finestra per guardare il tramonto. Effettivamente anche io avevo notato la sua assenza. Era un’assenza che balzava all’occhio.

Mi sono alzata e ho cominciato a cercarlo e a chiamarlo. Insolito fatto questo. Infatti, solitamente, basta muovere di un millimetro la sedia che lui spunta. Ma niente, di lui nessuna traccia. Nemmeno era nei suoi posti segretissimi (posti segretissimi in cui lui pensa di non essere visto). Al che ci sovviene un dubbio: “Non è che per caso è stata lasciata socchiusa la porta d’ingresso e lui è sgattaiolato fuori?”

Controlliamo lungo le scale e niente. Controlliamo sul balcone e niente. Allora spostiamo le ricerche nell’armadio, ma niente. Guardiamo sotto il letto e niente: solo pavimento. Lui e io ci guardiamo perplessi e con il cuore in gola e un pensiero negli occhi: “ODDIO ABBIAMO PERSO MERLINO!!!”. Ricominciamo a cercarlo facendo il percorso contrario e partiamo nuovamente da sotto il letto e… e Merlino è lì, in posizione sfinge che ci guarda sonnecchiando.

<<Ma trenta secondi fa non c’era!!!>> ci diciamo.

Non c’era proprio.

Si fa prendere in braccio. Controllo se tra il folto e morbido pelo non ci siano scaglie di scintille di magia. Lo guardo bene e gli chiedo dove cavolo sia stato. Come risposta ottengo un piccolo grugnito.

Ieri mattina la stessa identica cosa.

A questo punto mi sorge una domanda: ma non è che per caso Merlino si stia involontariamente allenando in magheggi di apparizione e sparizione?

A voi la fantasia… e alla prossima, ❤

P.S.: tutto quanto è stato sin qui narrato non è frutto di fantasia ma di fatti realmente accaduti.

E ci risiamo

Sveglia puntata sulle 4:15.

Lui parte per lavoro. Starà via qualche giorno.

Mi sveglio con lui. E chi ci riesce a dormire?

<<Ti lascio in buona compagnia. Sai che non sarai sola, vero?>> dice mentre accarezza Merlino.

“Sì, lo so” penso.

E Merlno, bello vispo, pensa di non aver mai visto i suoi amici umani svegli così presto.

Alle 4:45, mentre il cielo si tinge lentamente di chiaro, il sonno mi fa ciao ciao e sparisce. Mi giro e mi rigiro nel letto. Merlino è rapito dal canto degli uccellini. Ed ecco che accade. Accade ciò che capita a chi scrive: cerchi sonno e trovi storie, parole, immagini. Il nastro del racconto si srotola perfettamente dentro la mente e davanti agli occhi. E’ come guardare un film.

“Non scappare via via. Rimani con me” penso e prego.

Mi alzo, prendo il pc, e poi ci ripenso: meglio il mio quaderno e la stilografica da due euro. Metti che il pc si impalli. E così inizi a scrivere. E quello che non riesci lo sigilli in un forziere di cui tu solo conosci la combinazione. E prima di chiudere, spuntano altre figure, il titolo, nastri di storie si ficcano in quel forziere mentale e ti riprometti “Appena supero queste faccende, giuro che vi riprendo tutti e vi racconto”.

Le faccende… Faccende di casa e, ancor di più, faccende extra domestiche che levano il sonno e la fame (troppo incasinate per essere narrate); faccende di gomitolo e messaggi a cui rispondere e ti riaprono ferite, perché l’amicizia è sacra e non viaggia mai a senso unico (ma anche questa è un’altra storia).

E poi c’è domani. Già domani: la presentazione del libro. E mi scopro stupida perchè ogni presentazione mi agita. Io che sembro sempre calma, sono in realtà sempre nervosa. Ma lo nascondo bene. Lo maschero sotto un sorriso e una gaffe e via andare.

La presentazione… Perchè sono fatta così alla rovescia? In fondo ci sono persone che non vedono l’ora di parlare e parlare delle loro opere. Io ho poco da dire rispetto a loro. Scrivo. Punto.

Tutto ciò che ho da dire è lì. Racchiuso sotto una copertina, distribuito in belle pagine. E so, giuro, lo so, che una parte di me vorrebbe tanto far capire agli altri cosa mi si agita nel cervello quando scrivo o quando ho in mano un libro (magari il mio), ma non ci riesco… Non ci riesco perché il mondo mio è così dannatamente e ordinatamente ingarbugliato che nessuno riuscirebbe mai a capire dove trovare il bandolo della matassa. E poi perchè la voce non rende le parole scritte, i pensieri. Ci vorrebbe un’altra voce. Ma quale? Se solo l’anima potesse parlare?! Mmiseria!!!

Non ci riesco perchè… penso sempre di essere nessuno. Scrivo per sopravvivere a me stessa e per necessità di respirare. Eppure mi fa male, tanto male quando le persone non capiscono questo. Perchè per molti se scrivi lo fai per un motivo: per arrivare un giorno a un best-seller.

Mi scompiscio dalle risate se mi associo a un best-seller. IO???

Non ci riesco perché… un libro è l’opportunità di fare un viaggio dentro una storia non tua. Può piacere o no. Qualcuno lo troverà banale, altri no. Qualcuno penserà “Ho letto di meglio”. Altri ancora lo cestineranno. Oppure ti prometteranno di acquistarne qualche copia per darti il cosiddetto contentino.

Non ci riesco perchè… penso sempre di non essere all’altezza. All’altezza di me stessa con cui combatto ansie e paure. All’altezza per gli altri. Paura di deludere… Perchè, come già detto, le parole non saranno mai capaci di descrivere i miei pensieri. Ci provano e se qualcuno li capisce, allora mi batto il cinque da sola. Se solo l’anima potesse dipingere, tutto sarebbe più chiaro. Mmmiseria!!!

Comunque, per la serie”L’avventua continua”, se siete in zona, o mi volete bene, o perchè mi sopportate, o mi seguite, o siete vicini e amate leggere o semplicemente perché vi riconoscete in una di queste categorie, comunico ufficialmente che Mercoledì 31 Maggio ore 18 ci sarà la presentazione del “cucciolo libro” presso il Caffè Letterario  dell’Arci Salardi del Quartoer Te a Mantova

Basta il semplice pensiero

E dopo queste paturnie, vi lascio con l’istinto di cancellare tutto. Ma come dice il saggio: “Quel che è scritto è scritto”. 

Al prossimo post, prometto gomitoloso. Benben<3

Il mondo di Merlino

In questi giorni di caldo e bel tempo, ho preso l’abitudine pomeridiana di appollaiarmi sul balcone. Intorno a quest’ora (16:30/17:00) faccio pausa. Apro la mia seggiolina, leggo la gazzetta, o faccio merenda, o leggo un libro o, quasi sempre, gomitolo sotto il cielo. In questa routine non sono sola. Merlino mi si pone accanto o sotto la sedia e sbuca col musino per prendere le coccole di cui mai è sazio.

E quando la mano sfiora il suo muso o i suoi occhi zuppi di lacrime, inevitabilmente medito su di lui, sul di me e su come era il mio mondo prima che lui arrivasse. Ma, la cosa che mi ricolma il cuore di tenerezza è… il suo mondo.

Sì, perché Merlino, il magico gatto o Mago, ha un mondo tutto suo. Un mondo che vive sul pianeta terra e costantemente si affaccia, a finestre spalancate, sul mio. Eppure tutti i giorni mi stupisco e mi meraviglio.

È un mondo piccolo e molto semplice, in cui il tempo è scandito da una routine costante che, a volte, vira e fa eccezioni. Ma, a volte… giusto per non esagerare…

È un mondo molto invidiabile – me lo dico sempre. È così invidiabile che spesso vorrei assumere un poco di gattitudine pure io. E la gattitudine, si sa, è un’arte complessa.

È un mondo fatto di crocchette e acqua, pulizia costante e interminabile, nanne lunghe e sonnecchiamento vigile. Ecco, proprio il sonnecchiamento vigile gli permette di tenere tutto sotto controllo, traendo in inganno gli umani meno esperti, i quali pensano che stia – appunto – dormendo. È un mondo fatto di coccole e corse, di studio e sovraintendenza alle pulizie di casa. È fatto di gioco e capriole, di pilates e posizioni yoga; di musi bagnati e ricerche di qualcosa di infinitamente piccolo sul pavimento o nell’armadio.

È un mondo curioso, fatto e plasmato di curiosità. Niente viene banalizzato o trascurato. La meraviglia per qualcosa di nuovo, mai visto prima, lo accompagna anche lacentesima volta in cui ti rivede fare un gesto o un’azione. La meraviglia… avete mai pensato voi all’ultima volta in cui vi siete meravigliati per qualcosa?

È un mondo romantico, fatto di tramonti incendiati da guardare assieme – o sei tu che osservi con una qual certa tenerezza e commozione lui che si perde nel tramonto per poi lanciarti una serio sguardo ambrato. E tu, lì, in quello sguardo, in quel momento, capisci o di essere fuori luogo e fuori posto, o d’avere un anima pelosa per niente piccola che ti scompagina il cuore.

È un mondo in cui tutto può venire trasformato in un gioco o in apparente indifferenza, dove la meditazione pare plasmarlo e la pazienza felina batte 100 a 0 quella umana; dove il sano egoismo felino si fa quasi qualità invidiabile.

È un mondo fatto di sguardi e mugugni e di scoperte sconvolgenti. Qualche giorno fa Merlino, infatti, ha scoperto la pioggia: non dalla finestra, ma sulla sua testa. Quando ha capito che nemmeno la scatola delle pink lady poteva offrirgli un sicuro riparo ha virato verso la cucina mugugnando di scorno.

È un mondo in cui il contatto fisico e la carezza fanno bene e diventano terapeutici. Puoi sgridarlo o punirlo con la spruzzatina di acqua, ma quando si fa sera lui ti aspetta. Ti aspetta… e aspetta… e aspetta che posi i ferri del mestiere o i gomitoli prima di toccarti con una zampa e richiedere una coccola. Aspetta che tu vada a letto per venirti accanto e iniziare il rituale preparatorio della nanna. Aspetta di vederti alzato la mattina per scorrazzarti accanto pieno di gioia con la coda alzata. Aspetta che tu apra le finestre o la porta sul balcone per dare inizio all’esplorazione del mondo umano.

Eh già… il mondo di Merlino sarà un mondo tutto suo, molto – per così dire – gattoso; ma è un mondo per niente piccolo, per niente banale.

Alla prossima, Benben❤️

 

 

Ci sono volte…

Ci sono volte in cui vorresti partire senza una meta.

Ci sono altre volte in cui, al contrario, l’unica cosa che desideri è non uscire di casa e rintanarti sotto le coperte, lasciando fuori il mondo e  l’universo.

Ci sono volte in cui vorresti solo guardare i tuoi sogni realizzarsi e prenderti una pausa per dirti: “Sono fiera di me stessa”.

Ci sono volte in cui vorresti mandare a quel paese il primo che ti capita a tiro; o alzare la cornetta del telefono per dirgliene quattro alle persone che ti hanno fatto del male. Ma poi pensi “Non ne vale la pena”. Il tempo è un signore.

Ci sono volte, poi, in cui l’ansia s’attorciglia al cuore e al cervello. Senti le spine dentro e un gran male e  ti pare di soffocare, di annegare nel nulla di pensieri che ti stritolano. E lí cominci a lottare con te stesso e a rallentare il respiro. Conti fino a sette mentre inspiri e altri sette mentre espiri e ti dici “Andrà tutto bene”. Ma niente. Il cuore pare una nocciolina e il cervello si rabbuia e continui a sentirti soffocare. In quelle volte non sai fare nulla. Dimentichi tutto. Ed è lì che la lotta si fa dura. Perché alzarsi dalla sedia è difficile, divincolarsi dall’ansia è un macigno ingombrante; perché anche uscire di casa diventa un’impresa e si ha quasi la paura di scomparire in una voragine. Poi, accendi la radio e qualcuno mette la Canzone che ha segnato tanti anni. E pensi “Il caso non esiste”. E nello stesso tempo ti chiama lui e ti dice: “Respira con calma. Esci. Andrà tutto bene.”

Ci sono volte in cui tiri i remi in barca e ti rifiuti di rispondere alle provocazioni, a dare spiegazionio, a dissertare sul perché la mela non si chiama pera o sul perché parole come “frocio” e “negro” sono spregiative e offensive. Il tempo è prezioso.

Ci sono volte in cui fai qualcosa e pensi come sia necessario scrivere e fissare la vita in parole e immagini. Pensi a come sia bello l’uso della parola scritta e ti tireresti dei cartoni per non essere brillante nell’esporre a voce. L’arte dell’oratoria… questa sconosciuta. Imparerai… forse. Il tempo è paziente.

Ci sono volte in cui tua madre in auto ti domanda perché tieni la radio così bassa. Con dolcezza le rispondi: <<Se ci sei tu che mi parli per educazione la tengo bassa>>. E lei non contenta ti chiede a cosa serve una radio se la tieni bassa. Allora la guardi e le dici: <<Serve, serve. Non ti preoccupare che serve>> e intanto ridi pensando ai concerti che ti fa quando guidi da solo.

Infine, ci sono le volte in cui il tempo – signore, prezioso e paziente – ti dona quei dieci minuti scarsi perché tu possa svuotare il cervello da tanti pensieri arruffati, ingarbugliati e annodati solo per avere più spazio per riposare, pensare, arruffare, ingarbugliare e annodare altri pensieri, altra vita e immagini.

Non è stupefacente tutto ciò?

❤️Benben