Un’intervista

Ciao a tutti. Come sapete, con me/noi, vive una magico gatto di nome Merlino. Ne ho parlato qui alcune volte, ma oggi farò di più. Lo intervisterò per voi. Sì, perché lui e io di chiacchiere ne facciamo molte. Avrete modo di scoprire cose nuove del peloso amico, magicamente gatto.

Eccolo qui, sul balcone ad annusare l’aria e ad ascoltare tutti i suoni.

Ciao Merlino. Posso farti qualche domanda? Ciao. Sì.

Poi, prometto, ti faccio tante coccole. Hai detto coccole?

Sì (rido). Partiamo da loro. Ti piacciono le coccole sulla pancia? Tantissimo.

E sulla testa? Tanto tanto.

E sulla coda? No, non tanto.

E sul naso? Belle sul naso.

Lo sai che sei magico? Merlino mi guarda e stringe gli occhi. Te lo sento dire spesso. E’ quando dici che non mi trovi e poi mi trovi?

Più o meno, sì. Ma, io non so. Alcune volte sono in un posto e poi, subito, mi trovo in un altro. Significa essere magico?

Rido. Per me sì. Ti da fastidio? No, perché poi tu mi coccoli.

Merlino, cosa ti ricordi del nostro incontro o di quando ti abbiamo portato a casa? La tua mano. E tu?

Rido. La tua zampa. Merlino si rotola. Mi piace darti la zampa, quella destra. Mi piace tanto.

Me ne sono accorta (lo coccolo un pò). Merlino, cosa ti piace fare? Dormire, guardare il tramonto, i bambini e cacciare le foglie.

Spiega questa cosa qua. Faccio gli agguati alle foglie. Quando ne cade una la prendo e la porto in casa per giocare.

Mi sono accorta. E i bambini? Mi piacciono. Sono curiosi. Ma non mi piacciono tutti.

A no? Mi piacciono quelli che mi capiscono. Gli altri no.

Ma i bambini sono bambini. E i gatti sono gatti.

E il tramonto? Bello vero? Sento i colori. E l’aria ha un altro profumo.

Però hai paura dei temporali. Tanta. Non li capisco.

E a parte i temporali cosa non ti piace? I rumori forti.

Mi permetto di aggiungere, la spazzola. Anche.

Guarda che una spazzolata ogni tanto ti aiuta a levare il pelo in eccesso. Lo faccio per il tuo bene. Sono un maschio. Non mi piace.

Vorrei parlare di te e del tuo rapporto con il letto. Hai detto letto?

Sì. Tra poco ci vado.

Lo immaginavo. Ma perché vai sempre a dormire a letto? Hai la cesta, hai il trasportino, ma vai a letto. E’ grande. E’ comodo. E c’è il tuo odore. Anche il suo, ma il tuo mi piace di più.

Lo sai che prima che tu venissi a casa mi ero imposta di bandirti la camera da letto? Davvero?

Già. Ma non ci sono riuscita. Merlino stringe gli occhi e solleva il muso.

L’hai avuta vinta e quasi subito e sai perché? Perchè sono irresistibile?

Rido. Sì e perché sei un peloso ruffiano di prima categoria. Direi che sono semplicemente un gatto.

Parliamo di cibo, Merlino, ti va? Crocchette

Ma oltre a quelle…? Merlino chiude gli occhi assorto. Il formaggio  non è male. Non smetterei mai di leccarlo.

Il grana dici. Quello o un altro non importa. Però mi è piaciuto. E poi quell’altra cosa fredda.

Ah, il gelato. Gelato. Sì, quello al cioccolato, però.

Gli altri gusti? No, cioccolato.

Sbadigli. Cominci ad essere stanco? Sì.

Vuoi andare a letto? Dipende.

Da cosa? Da dove vai tu. Se lavori dove stai sempre, allora starò nel trasportino.

Lo sai che sei l’unico gatto ad amare il trasportino? E’ casa anche quella.

Sorrido. Tu invece sei a tutti gli effetti un componente della nostra famiglia. Tu sei casa.

Adesso vieni qui che ci coccoliamo un pochino. 

Intervista finita.

 

 

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Svuotata

Non so voi, ma quando faccio qualcosa in cui metto tutta me stessa mi sento svuotata.

Ho passato giorni tra pagine, correzioni e stampe. Ho trascorso le ultime ore con il pensiero, sempre costante, di valere sempre meno, contrastando il positivo “Perchè io valgo” che mi sdrucciola fuori, tra me e me, ad ogni occasione. In fondo, ci sono giorni in cui mi pare d’essere circondata da tutti geni o tuttologi. Ma, lo so (o, meglio, dovrei saperlo) la scrittura, per me, è un terreno minato. La amo, la adoro, la respiro, la vivo. Eppure, quando metto quel punto finale, che sa tanto di serratura, mi assalgono i dubbi, le incertezze, le debolezze, le fragilità di chi si rende conto di tener per mano sogni che volano come aquiloni. E allora mi domando, così, per stupidità o curiosità o ingenuità, ma i i tutti geni o i tuttologi di varia natura hanno mai avuto una qual certa fragilità o debolezza nella loro vita? Oppure: è così terribile farsi vedere per come si è realmente? Oppure: è più comodo apparire o stravaccarsi sul divano della stupidità che ti fa pensare di essere meglio di tanti altri?

Ecco, questo è quello che mi sia agita dentro e che mi fa sentire una nano particella di polvere spaziale. Ed è qui, in questo momento, racchiuso nelle 48h successive alla consegna, che mi pare d’essere una bottiglia svuotata. Ho tracimato tutto quello che avevo. Ho sbobinato pensieri e racconti, parole e personaggi. Ho dato fondo a un pezzo di anima condita con fantasia e vento di primavera. E rimango qui, tramortita, ma felice, tra un gomitolo e un nuovo ordine. Rimango qui, a piedi scalzi su questo pavimento con un amico peloso nella sua cesta, a dormire con un occhio chiuso e uno aperto per tenermi d’occhio. Rimango semplicemente qui e sento, nel vuoto, l’eco rimbombante di un nuova cascata.

So già – perché questo l’ho imparato molto bene – che dovrò preparami ad altre notti insonni, munirmi di un nuovo quaderno e una nuova penna, perché sento arrivare un’altra storia, un altro racconto ad attorcigliarmi le budella e solleticare il cervello. Non so da dove venga tutto questo o forse sì, o forse ni. Non ho ancora capito fino in fondo come sono o come funziona il mio gomitoloso cervello. L’unica cosa che so con certezza è che continuo disperatamente a sognare e a scrivere. Magari non conta un ca%&o, però lo faccio lo stesso. E come disse qualcuno: L’importante è crederci, sempre… 

Benben