Il piccolo libro parte IV

 

Ed eccomi qui…

È passato un anno da quando è uscito il piccolo libro. Mi ricordo come fosse ieri. Me lo ricordo bene perché, quando scrivi, lasci andar via un pezzo di te. E se lasci andar via un pezzo di te, ti ricordi per forza.

Domani lo presenterò, finalmente, nel mio piccolo paesello in una rassegna di “Incontri culturali” nel mese di ottobre, che si tengono ogni venerdì.

Cosa dire? Non lo so… ogni presentazione diventa sempre un incontro unico. Ne ho fatte diverse e quella di domani la temo tantissimo. Sarà che gioco in casa, sarà che forse ci saranno facce conosciute, magari solo di vista, o sconosciute (mah?), sarà che mi sentirò come agli esami di maturità: i prof davanti e gli amici dietro. O forse vatte la pesca sapere cos’è.

Ho capito solo una cosa in questo annetto: che parlare di un libro che hai scritto è estremamente difficile. A questa considerazione, l’obiezione più elementare che viene fatta è: <<Ma cosa c’è di difficile se lo hai scritto tu?>>

Ecco, la risposta è che: <<Sì, l’ho scritto io. Ma su quel libricino non sarò mai preparata abbastanza, perché un libro deve parlare da solo>>. E se a ciò aggiungi che lì c’è sempre un pezzo di te, a meno che tu non sia un pavone, un certo timore vergognoso ti assale sempre.

Per cui la domanda che mi pongo io è la seguente: <<Riuscirò, con tutte le gomitolose difficoltà, a sfondare il muro dell’indifferenza, della diffidenza e incuriosire?>>

Se sono arrivata a una ristampa la risposta viene da sè; ma questa volta la difficoltà maggiore sta nella consapevolezza di giocare in casa…. quindi, boh?! 😊

E detto ciò, come sempre matassosamente vi salutò e vi rimando al prossimo gomitoloso post, Benben ❤️

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Bon-bon

Quante volte mi capita di avere il cervello ingrippato su un particolare di un qualsivoglia modello e non riuscire a intravederne la via d’uscita…

Quante volte mi è capitato di sognare di avere la soluzione per ogni matassa, garbuglio o vatte la pesca cos’altro…

Quante volte, seduta al mio piccolo divano giallo, ho pensato di creare qualcosa di strepitoso…

E quante volte, innanzi a questo sporadico esempio di quante volte mi sono dovuta arrendere per mancanza di tempo, perdita di illuminazione (lampadina fulminata); insorgenza di altre incombenze: praticamente novantanove volte su cento.

Eppure, capita – perchè a volte capita – che mentre annodi un filo preso a caso e sei intenta a vagare e a esplorare con la mente altri pianeti su sconosciute galassie, le dita facciano da sole e scelgano loro forma, sostanza e componentistica varia. Ecco, in uno di questi momenti dissociativi dita-testa, sono nati loro: I Bon-bon

Perle di fiume, circondate da una costellazione di perline e pippiolini, servite su un vassoio bianco come sfiziose caramelle da indossare. Anche loro sono stati ammirati a Villa Buri. Personalmente, trovo che I Bon-bon siano un modello simpatico, apparentemente semplice, capace di strizzare l’occhio al sofisticato.Giusto per correttezza, preciso che il modello verde ha il ripieno di perla artificiale.

Orbene, vi saluto e vi rimanto al prossimo gomitoloso post. Un matassoso abbraccio, Benben ❤

Credits photo: Alessia Galli – Questione di focale

I Miss

Eccomi qui (influenzata… ma passerà) a raccontarvi, poco per volta le ultime creazioni di N&G portati a Villa Buri – Magia in Villa 2017.

Non sapendo da che parte iniziare, parto da un paio di orecchini nati per caso e per un errore, I Miss:

Sono il primo paio di orecchini in 3D per così dire. Non sono piatti. Sono incurvati e creano un effetto “gonnellina” che, dopo il primo stato di confusione (Come ho fatto? Dove ho sbagliato? Ehhhh?) ha iniziato  a piacermi e a suscitarmi tenerezza. E così, allontanata l’idea di rifare tutto, li ho tenuti e ho cercato di riprodurre l’errore.

Sono realizzati rigorosamente in cotone e arricchiti con perline tono su tono. Il pendete è una perla di fiume vera.

Si presentano delicati, ma d’effetto. Li ho visti indossati in un altro colore e ammetto che mi hanno colpita tantissimo. E se considerate che sono super critica con me stessa e con ogni creazione, potete provare a immaginare quanta tribolazione emotiva ho vissuto con questo paio di orecchini: sono passata dall’arrabbiatura, alla sorpresa, all’incredulità, al “perchè no?” e infine alla totale accettazione e accoglimento.

Detto ciò, non mi rimane altro che salutarvi gomitolosamente come sempre e rinviarvi al prossimo matassoso post, Benben ❤

Credis photo: Alessia Galli  – Questine di focale

Quelli che…

Ed eccomi qui, amici nuvolini. “Magia in Villa tra fili e ricami” a Villa Buri (VR) si è appena conclusa e io mi ritrovo a sistemare, su quest’isola felice, brevi “appunti di viaggio” messi nero su bianco in “presa diretta” quasi tutti dalla mia postazione ad eccezione dell’ultimo:

Qui, tra pizzi e merletti, tra un cestino di caramelle e alcuni gufetti colorati, troneggiavano immancabili i fiori di mamma.

Non mancherò di dirvi che è stato bello ritrovare volti conosciuti e fare nuove amicizie. È stato bello sentirsi accolti dalle organizzatrici sempre disponibili e indaffarate come api operaie. A settembre attendi con ansia crescente l’appuntamento in Villa. Pensi a tante cose e, soprattutto, al tempo (dannato!) che ti ha impedito di curare al meglio piccole creazioni o di farne altre. Pensi a quante ore di lavoro, metri e chilometri di filo hai consumato prima di sentirti dire <<Ma che bello!>>. Pensi ai sogni infranti, alle invidie, alle inimicizie, alla delusioni (chi più ne ha più ne metta) e a tutti quei sogni chiusi nel cassetto che aspettano solo di essere annodati o scritti. Poi, come d’incanto,  l’ansia sparisce e ritrovi i sorrisi, le complicità e scopri, sempre con rinnovato e sempiterno stupore, che al mondo c’è gente strana, i cosiddetti Quelli che…

Quelli che… ti guardano con sospetto.

Quelli che… ti fanno la radiografia prima di dire “Buongiorno”.

Quelli che… <<Guarda: il macramè! Guarda: l’uncinetto! Guarda: il cucito!>> e tu: <<No, è chiacchierino>>.

Quelli che… vivono di errate convinzioni dure a morire.

Quelli che… passano una, due, tre e quattro volte.

Quelli che…non ti vedono.

Quelli che… tengono il chiwawa in braccio.

Quelli che… hanno il bernese al guinzaglio.

Quelli che… hanno il setter un pochetto agitato.

Quelli che… <<Che meraviglia questi fiori a uncinetto. Sembrano veri>> e tu: <<Sono fiori veri>>.

Quelli che… <<Ma che meraviglia! Si indossano come spille vero?>> e tu: <<No, signora, sono braccialetti>>.

Quelli che… <<Ma conosci la nostra la rivista?>>

Quelli che… <<Bella l’idea dei porta orecchini. Quanto costano?>> e tu: <<I porta orecchini non sono in vendita>>.

Quelli che… <<Intanto la gente non capisce niente di chiacchierino e non lo apprezza>> e tu ti fai atomo di polvere.

Quelli che… <<Ma come è morbida. La voglio, la voglio e la voglio. Hai capito che la voglio?>> (una stola e una coppia di fidanzati).

Quelli che… <<Ma è oro vero?>>

Quelli che… hanno l’aria annoiata.

Quelli che… leggono la gazzetta seduti sulle scale.

Quelli che… “Se sorrido mi scucio tutta”.

Quelli che… <<Se vieni a Ibiza vendi tutto>>.

Quelli che… <<Quanto costa questo, questo, questo, questo…?>>

Quelli che… <<Ho dei soldini da spendere>>.

Quelli che… <<Ripasso più tardi>>.

Quelli che… ripassano e ti rendono felice.

Quelli che… pensano di bisbigliare e tu ci senti bene.

Quelli che…<<Ohmiodio!>>

Quelli che… toccano questo, questo, questo, quest’altro…

Quelli che… <<Ma è tutto vero?>> e tu: <<In che senso?>>

Quelli che… <<Ma cosa c’è dentro?>> e tu: <<Bambagia>> e loro: <<Ma cosa c’è dentro?>> e tu: <<Imbottitura per cuscini>> e loro: <<Ma cosa c’è dentro?>> e tu alzi gli occhi al cielo.

Quelli che… “Non so dove sono, non so dove vado”.

Quelli che… abbinano i capelli alla borsa (fucsia).

Quelli che… hanno la patta fresca di wc.

Quelli che… si sistemano le mutande.

Quelli che… cercano un bianco che non sia beige e un beige che non sia bianco e che tu non hai e mai avrai.

Quelli che… se è cotone vogliono lana e se è lana vogliono cotone.

Quelli che… <<Dovrei comprare tutto qui>>.

Quelli che… <<Mamma, mamma, guarda, un cammello>>. E lei: <<Ma no, figlio mio, quella è una pecora>> e l’alpaca sentitamente ringrazia.

Ebbene sì, amici miei, questa è l’avventura… e io mi sono divertita un sacco. Adesso N&G riprenderà il suo corso e presenterò quei piccoli pezzi che non sono riuscita a mostrarvi prima (come scritto poco sopra, infatti, ho dovuto lottare contro il tempo). Riannoderò fili e colori a piacimento, e condividerò con voi il mio piccolo mondo…

Un matassoso abbraccio, Benben ❤

 

 

 

???!😳

Sera. Camera da letto. Cuscino sotto la pancia. Cielo plumbeo e vento. TV accesa. Le solite funeree notizie. Sciagure annunciate o non previste, sottovalutate. Ma pur sempre sciagure. Punto. Le solite critiche. Spengo il cervello. La TV parla e scelgo di non ascoltarla. Sono stanca. È stata una domenica impegnativa, ma piacevole. Penso a tante cose e a tutto. Nel più ci sta il meno e, così, i pensieri spaziano da un estremo all’altro. Merlino mi sta accanto. Aspetta il suo momento. Fedele osservatore della mia vita, amico peloso da connotati magici, si giuggiola e aspetta la coccola. Lo guardo, allungo la mano e il muso bagnato mi fa il solletico. Lui e io passiamo lunghi minuti a osservarci. Proviamo a leggerci nell’anima.  In questa lettura invisibile e silenziosa, ho scoperto che lui è più bravo di me. Mi sento una caccola. Mercoledì mattina l’ho portato dal veterinario. È stato Fede a spingermi a prendere appuntamento. Una piccola abrasione sul labbro ci spinge a preoccuparci quel tanto che basta per farci sentire più che responsabili della sua salute. Quindi vai. Merlino non fa mai storie quando si tratta di andare nel trasportino. Gli piace. È la sua casetta segreta. Lui e io. Lui timoroso in ambulatorio e io che spiego il tutto e già so – mi piace sentirmi preparata e spiegare cosa secondo me ha: una piccola abrasione dovuta a un gioco, roba da niente.

Invece non è così.

Diagnosi: ulcera indolente eosinofilica.

Ehhh?

Diagnosi per chi non capisce: stress.

STRESS?!?

Merlino stressato? Il gatto mago stressato? Troppe magie? Troppe corse? Troppi giochi? Troppa estate?

Stai lì e pensi. Pensi. Sempre  pensare. Pensi a cosa possa averlo stressato e un po’ ti viene da ridere. Mai sentito parlare di gatti stressati. Ma visto che non sai più di tanto pensare rispondi alle domande. Avete fatto qualche cambiamento in casa? No (tetto a parte). Avete cambiato qualche abitudine? No. Avete cambiato qualche sua abitudine? No. Avete messo un profumo in casa? No. Siete andati in vacanza? Sì, cinque giorni. E la causa viene presumibilmente individuata: la vacanza. La nostra assenza. La mia. Allora provi a spiegare che lui non è stato lasciato a se stesso, ma messo nelle mani delle persone che più amiamo: i nostri genitori. Merlino è stato super accudito e coccolato in quei giorni. Ma poi torni a pensare e a cercare di capire come funziona la testolina del tuo amico peloso e un dubbio amletico ti spalanca un portone. Vuoi vedere che lui ha letto la mia assenza come abbandono? Ma no… no dai non è possibile…

Fai pace con la testa e torni a casa con tanto di istruzioni e ricetta (crema gel da mettere sulla ferita, goccioline calmanti, cambio alimentazione). Lo liberi. Merlino ti si pone accanto. Ti siedi per terra, lo coccoli (dal veterinario è stato bravissimo) e gli poni una domanda: <<Ma ti sono mancata così tanto da farti venire un piccolo stress?>>. Aspetti una risposta umana e, invece… e invece lui ti prende con le zampe la mano e te la lecca, dito per dito, palmo, dorso e la stringe forte. E tu stai lì, seduta a terra, imbrigliata in quel piccolo abbraccio peloso tanto caldo e un po’ caccola ti senti, eccome…!!! E poco importa se per molti è solo un gatto. Io lo so: lui non è un semplice gatto, perché lui è un magico gatto ❤️

Benben ❤️