Benedetta


Benedetta è paziente, buona, calma…

Questo vedono gli altri.

E gli altri parlano perché non sanno. Come sempre succede. Parlano, commentano e non sanno. Non sanno un bel tubo. Come quando dicono che non sono avvocato solo perché ho smesso di esercitare.

Loro non sanno che Benedetta ha imparato a tacere, a non farsi gli affari degli altri. Non sanno che il pettegolezzo che più la diverte è quello delle riviste che sfoglia da Simona, la parrucchiera e non quello fatto sulle persone.

Loro ignorano che Benedetta non è un muro di gomma. Ciò che viene detto non le rimbalza sempre. Però ha imparato a tacere e a contare fino a cento se serve a non svegliare il muflone che l’abita. Ma Benedetta, anche se tace o sa contare, ha un difetto: è trasparente. Le vedi gli ingranaggi dei pensieri, la fucina di parole in ebollizione sul viso e negli occhi. E lì puoi capire una cosa: Benedetta si stanca molto facilmente dell’ignoranza delle persone o della superficialità con cui vengono usate le parole (spesso impropriamente). Le parole sono come i nodi del chiacchierino: devono essere perfette. E allora, quando contare si fa difficile, quando i numeri diventano scalate alle vette più alte, bisogna respirare… respirare a fondo. Inspirare contando fino a sette, espirando contando fino a sette, meditando lunghi “ohmmmmmm….”. Ma anche questa tecnica può diventare un oceano profondo, dove è impossibile respirare, dove urge emergere, riempire i polmoni e…parlare.

E lì sono c#£#}i amari… o Benedetta espone con calma o Benedetta ti travolge e fa il disastro. E tu non puoi fare nulla se non incassare e provare a ribattere. Ma sai che ogni tua parola verrà usata contro di te e te soltanto e ripetuta come un mantra per almeno venti minuti, almeno sino a quando il muflone che l’abita non si stanca.

Benedetta può essere paziente e taciturna. Non sempre serve parlare, soprattutto quando vengono dette delle castronerie. Benedetta ha imparato a ridere anche dove c’è da piangere, o a piangere dove c’è da ridere, ma se le salta il muflone, devi solo sperare che ti travolga con eleganza o che al contrario il muflone prenda la penna e si metta a scrivere per non incornarti.

Perché Benedetta scrive per far pace con se stessa; per vivere altre vite senza disturbare nessuno; per svuotare la testa da quelle parole che potrebbero solo ferire. Perché Benedetta ha imparato che le parole sanno ferire più di una lama; perché ha imparato che la diplomazia va macerata in un barile di riflessione, cento scalate da mille gradini ciascuna e silenzio.

Perchè il silenzio non è solo una parola o l’assenza di suoni. È un’arte: va appresa e ascoltata. Ascoltare il silenzio non è solo un ossimoro. È un arte:  richiede pazienza e attenzione. E ha capito che le persone hanno disimparato ad ascoltare. Perché ascoltare richiede tempo e il tempo è poco; perché per alcuni il silenzio è noia, tristezza, disturbo, vuoto e come vuoto va riempito. Ma è ciò che usi per riempire che fa la differenza. Se usi castronerie, parole ottuse e piene di insulsi suoni puoi anche non presentarti. Grazie. Sarà per la prossima volta.

Perchè Benedetta ha imparato che la sostanza va capita, vissuta e voluta prima di ogni orpello di contorno. Come con il chiacchierino: prima studia la tecnica e prova a capire da dove nasce e la sua storia, poi, puoi permetterti di fare e creare.

E creare richiede fantasia, sogni e tanta, immensa pazienza, come ogni singola parola. E tu se hai un sogni devi imparare ad ascoltare, fare silenzio, contare fino a cento o mille, farti minuscolo e capire che sei un mondo in un mondo.

E questa è una parte di Benedetta, un mondo colorato, di sogni, parole e fantasia, in un mondo di parole, chiasso, rumore e assenza di tempo.

Della serie… riflessione notturna prima del lunedì mattina.

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2 thoughts on “Benedetta

    • 😂😂😂
      Il muflone è un coinquilino difficile da gestire. Quel che ho scritto è frutto di anni di prove e vicissitudini varie. E so che l’arte della pazienza non è ancora affinata come dovrebbe 😂… meglio il chiacchierino😂😂😂

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