… Dacca …


E’ che non ce la faccio…

Sono le 5 del mattino e il sonno mi ha lasciata. Le finestre aperte, l’aria fresca – incredibilmente fresca – agitano il pensiero che da ieri ha scosso, ancora una volta, la coscienza e non solo la mia.

Erano imprenditori. Nove italiani. Anzi, mi correggo: dieci italiani. Simona Monti portava in grembo un bimbo che sarebbe nato in Italia. Quel bimbo mai venuto al mondo è la decima vittima delle bestie che combattono in nome di un dio che non conosco e non riconosco ed è per questo che questo dio nemmeno si merita una maiuscola.

Io e lui a seguire il telegionarle e a parlare sul balcone nello spruzzo di una pioggierella che pare scozzese.

<<Ma ti rendi conto?>> mi domana.

<<Sì…anzi no>> rispondo.

E la sera davanti a noi si tramuta in un dialogo di silenzio dove le parole vanno a chi resta. Dove i pensieri si mescolano alle immagini e le emozioni scavano dentro.

E allora ecco che esco dai miei abiti, dalla mia casa, dal mio paese ed entro in quelle vite, in quella serata, in quel ristorante a migliaia di chilometri di distanza. Indosso abiti ed emozioni non mie ma che scivolano sotto pelle. Respiro l’aria di una serata di svago, credo, alla vigilia di una partenza per il ritorno a casa, dalla famiglia, dai figli. Una normale cena tra amici, conoscenti e colleghi. Tutto è leggero anche l’aria umida, rotta da quella telefonata che arriva tra una chiacchiera e l’altra appena all’ingresso e salva una vita. Poi arrivano le bestie. Non si può nominarli uomini e definirli tali. Arrivano, urlano, si giustificano in nome di questo loro dio che ammette, permette e vuole uccisioni e barbarie. Un misero povero ignorante e bestiale dio che conferisce loro il diritto di decidere e giudicare.

Percepisco la pesantezza del trascorrere del tempo. Anche l’alba di un nuovo giorno a Dacca mi pare di piombo. Eppure il tichettio non si ferma. Non si ferma davanti a quelle vite.

Non so descrivere cosa abbiano provato. Lo penso, lo sento ma non lo scrivo. Una parte di me ha vissuto quegli attimi terribili e confido, mi aggrappo alla “speranza dell’attimo” che tutto prende e toglie.

Sono triste e scrivo di questa inquietudine per non dimenticare l’orrore e i volti sorridenti di queste persone che nemmeno conoscevo ma che ora, per un dio bestia sfalsato e bestie in carne e ossa, non ci sono più. E sono arrabbiata perchè non tollero di vedere i volti sorridenti degli artefici di questo massacro. Un sorriso ignorante, stolto, disumano nato dalla distorsione e totale ignoranza del concetto di amore, accoglienza e accettazione di chi non la pensa come te, di chi professa un altro credo. Sono lacerata dal dolore per quella vita spezzata prima ancora del suo primo respiro. E non importa che non si sia udito il suo primo vagito, non importa affatto, perché quella vita, piccola e preziosa c’era, custodita e amata.

Cristian Rossi, Marco Tondat, Nadia Benedetti, Adele Puglisi, Claudia D’Antona, Simona Monti e il suo bambino, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Claudio Cappelli

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One thought on “… Dacca …

  1. A leggere queste notizie, si prova orrore e sgomento. Si riflette….. e, la domanda e’ spontanea perché tutto questo.
    Non riesco a credere che ci sia un dio che invita a sopprimere vite umane.
    Dio è vita e amore verso il prossimo.
    Sono solo esseri squilibrati che si nascondono dietro a una fede assurda.
    Togliere il futuro ad un uomo,una donna,
    un bambino è qualcosa di disumano.
    Trovare parole di conforto non è facile di fronte a tanta barbarie. Sono confusa e avvilita. Ciao dolce Ben

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