L’amico “albero di pero”


A me Bridget Jones fa un baffo…

Certo, non sono arrivata a fare la zuppa blu come lei, ma zuppe insipide e – una volta – un piatto di tortellini conditi con la panna per dolci sì. Un caso questo isolato, certo, ma da lì ho capito che una visita oculistica mi avrebbe fatto bene. Inoltre, come Bridget Jones sono in forma… essere curvy è essere in forma e io sono molto contenta anche se – lo ammetto – gli specchi non sono quegli amici che mi piace consultare così spesso.

Essere un pò curvy e amare nordicare in solitaria o col gruppo, poi, non ha prezzo. Alle chiacchiere si unisce la tecnica e alla tecnica si unisce il piacere di tonificare il proprio fisico.

Alt!!!

Lungi da me l’idea d’essere tutta un fascio di nervi e muscoli. Mmmiseriasantissimano!!!

Il giusto. Il giusto per una personcina come me che, più che osservarsi allo specchio, siede su un bellissimo e rigoglioso albero di pero. Ora, il mio amico albero di pero è alto, perchè sovente precipito giù. I lividi ormai non li conto più, così come i bernoccoli, ma trovo che risalirci sopra e appollaiarmi su qualche ramo mi dia la capacità di riuscire a osservare tutto da un prospettiva assolutamente nuova e non convenzionale; soprattutto se l’osservazione viene accompagnata da fili colorati, fantasia e l’incessante ricerca di me stessa. Una ricerca infinita perchè sto sempre altrove con la testa e difficilmente mi trovo.

Certo, questo stile di vita “a modo mio” mi ha portato e mi porta continuamente a precipitare dal pero. In realtà non sono ancora riuscita a imparare a tenere almeno un piede per terra. Questo mi eviterebbe cadute rovinose.

Ma parliamo delle cadute.

Allora, dalla mia postazione d’osservazione privilegiata, ho imparato che ci sono cadute e cadute. Alcune, infatti, fanno un male boia e sono – in ordine sparso – i tradimenti, le pugnalate alla schiena, alle terga, alle chiappe… insomma, ovunque ci sia ciccia da pugnalare. Poi, ci sono altre cadute o “precipitazioni” e sono per lo più legate a una parolona: autostima.

Cos’è l’autostima?

Ecco, cadendo (spesso, eh!), ho capito che l’autostima rappresenta l’amore che tu hai per te stesso. Detto così mi suona strano. Ma, se avessi un termometro da 1 a 0, l’autostima è quella pallina di mercurio che sarebbe meglio segnasse sempre valori superiori allo 0. Capito?

Ora, da “precipitata” ho appreso una cosa molto importante da quando ho questo spazio mio e solo mio: che mi voglio più bene di quanto pensassi, anche se, tendenzialmente, sono la prima a spingere la pallina di mercurio verso il basso, alcune volte anche sotto l’1 ma mai sino allo 0. E così, quando capitano cose forse del tutto normali, ma che per me non lo sono, precipito dal pero e mi domando: ma cosa è successo?

Una di queste è successa stamani e, tornata a casa, l’ho resa pubblica su FB.

Allora, la faccenda sta più o meno così. Sono in città e vado a in un negozio… alt!

Puntualizzo: quando esco di casa, non perdo ore infinite davanti allo specchio. Ci mancherebbe. Jeans, scarpe comode, un accessorio nuvoloso, un correttore, un filo di mascare e sono pronta. Alcune volte ci aggiungo una spolverata di rossetto rosso e voilà… Basta, finisce qui. E oggi avevo messo un rossetto non rosso, ma quasi.

Riprendo il discorso… bene, entro in un negozio per prendere il rossetto che ho finito. Ecco, quando entro in quel negozio patisco sempre un pò di ansia perchè o la commessa mi vede con le macchie in faccia quando invece sono lentiggini, o mi vede con troppe lentiggini e vuole schiarirle. Come metti giù la faccenda: la commessa deve sempre sistemarmi la faccia. Questa mattina no. Ma non è questo che mi ha fatto precipitare. No. E’ stata la sua frase, giunta e ripetuta mentre annaspavo nella borsa grande alla ricerca di qualcosa d’infinitamente piccolo come il mio campione di rossetto.

<<La tua mamma ti ha fatto un grande dono regalandoti questa pelle e quelle labbra. Ah sì…! E si vede che tu ne hai proprio cura. Con una bocca così non puoi non usare il rosso e con una pelle di porcellana così non puoi che rimanere semplice come ora>> (cit.).

Precipito. Mi rialzo. Ringrazio. Pago e lei mi regala un’altra frase: <<Avessi io quella bocca>>.

Sdrucciolo, quasi cado nuovamente. Della serie… a me i complimenti fanno sempre cadere da vertiginose altezze.

E la cosa buffa è che quando sono uscita dal negozio, avevo solo voglia di riappollaiarmi sul mio amico pero e di rendermi invisibile, forse anche a me stessa.

Alla prossima, Benben ❤

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