Un libro… quel libro parte II


Segnalibro in rosa prospettivaCiaooo…

Mi concedo un altro spazio piccolo piccolo. Vi ricordate? Qualche giorno fa lanciai un sassolino, questo. Oggi, vorrei spiegare meglio la storia. Attenzione: ho detto la storia, non la trama, eheheheheh….

Bene… Il piccolo libro nasce qualche anno fa. Nasce sull’onda di emozioni diverse: un ricordo (anzi, più di uno), un’avventura biascicata nel delirio febbricitante di lui, una lampadina accesa e l’affetto per un amico e collega ora scomparso, di nome Riccardo. E di lui ricordo gli occhi vispi, i sorrisi, i complimenti e l’immensa umanità. Con affetto mi seguiva sempre nelle avventure editoriali.

Il piccolo libro nasce anche con un obiettivo: fare in fretta. Dovevo fare in fretta. Riccardo un giorno mi domandò: <<Ehi, Betta, quando posso leggere qualcosa di tuo?>>. Lui non sapeva che stavo ultimando le battute finali di una trama insolita. Qualche giorno dopo, un amico mi disse: <<Riccardo è malato. Molto malato. Tanto>>. Nella mia ingenuità, chiesi: <<Tanto quanto?>>. Lascio a voi immaginare la risposta.

Il piccolo libro uscì. Venne presentato a dicembre. Riccardo in prima fila, felice e contento come una pasqua. Non sembrava ammalato. Non aveva l’aspetto di una persona ammalata. Era sorridente. Contento. E mi salutò con un: <<Uacci, Betta, poi ti dico cosa ne penso>>. Sì, Riccardo era un lettore e un critico attento. Passò una settimana, forse di meno e lui, con un sms, mi lasciò un messaggio che, per la prima volta, confido:

Letto tutto d’un fiato. E mi ha stupendamente aggiustato un pomeriggio uggioso. Ho ancora gli occhi lucidi e sto ghignando. Fantastica la soddisfazione finale per Filippi (…). E fanculo zia Safiria! Molto bello, profondo, senza mai essere pesante, intrigante il giusto e coinvolgente. Non che mi aspettassi di meno. Brava”.

Riccardo se ne è andato l’11 febbraio. Due mesi dopo la presentazione del libro.

Come scrissi nel precedente post, la casa editrice chiuse, il libro circolò pochissimo, ma ero felice perché ero riuscita a battere il tempo: a far leggere il libro a Riccardo e questo mi bastò.

Poi, il tempo mi sorpassa e cambia tutto: cambio vita; apro un blog (esercizio continuo per chi scrive); i sogni sono sempre tanti e il piccolo libro è qui. Spesso lo guardo e penso: “Un giorno, magari, girerai e divertirai le persone come riuscisti a fare con Riccardo”. Con tutti questi cambiamenti, in un batti baleno il 2016 arriva e con lui arrivano i soliti problemi, i gomitoli nuovi, richieste di adozione per i Teddy, nuovi appunti di scrittura e poi arriva con fine gennaio, inizio febbraio un incontro. Un incontro che mi convince ancor di più di quanto nulla sia per caso.

Decido di andare a trovare le ragazze del mio vecchio studio. Due chiacchiere, niente di che, per sapere come stanno e per salutarle perchè mi mancano le bagole e i momenti di svago. Lì conosco Giada. Occhi vivaci dietro grandi occhiali, capelli ricci e un bel sorriso. Mi appare subito silenziosa, ma mi piace. Le persone silenziose mi piacciono sempre. Dopo un caffè, approfittando di un momento di quiete, Giada mi domanda se sono io quella Benedetta che aveva scritto un libro per bimbi. Le dico di sì, anche se il libro non è propriamente per bambini. Due chiacchiere sulla storia del piccolo libro e su quanto sarebbe bello se lui conoscesse una nuova “nascita” e questo è, battuta più battuta meno, il nostro dialogo:

Giada: <<Lo vorrei leggere. In giro non lo trovo più>>.

Io: <<Nessun problema. Ti porto una copia. Dovrei averne cinque a casa>>.

Giada: <<Guarda che puoi mandarmi anche il file. Sai che ho una casa editrice?>>.

Fermi tutti!

Mmmiserianononloso

Io. <<Io non lo sapevo… !!! Da quando ho cambiato vita, infatti, vivo rinchiusa tra i gomitoli>>.  Risata generale… <<Te lo passo e, mi raccomando, sii spietata come critica>>.

E Giada sorride.

Comunque, le passo il libro in formato file e ci accordiamo per vederci un giorno per fare quattro chiacchiere. Ovviamente la Benedetta che pensa ai libri è sempre pessimista, per cui mi ero preparata a una critica pessima, distruttiva, senza minimamente prendere in considerazione la possibilità di un’effettiva rinascita del piccolo libro.

Era l’11 febbraio quando ci siamo viste. Era il giorno di Riccardo.

Giada siede dietro a una scrivania, in uno studio pieno stipato di libri e scatoloni. Per un attimo mi passa nel cervello Harry Potter e il negozio di Ollivander pieno di bacchette magiche. Davanti a sè ha il mio file in formato cartaceo. Mi sento agitata come se fossi a fare un esame all’università e intanto penso: “Dai, grazie per il tempo che mi dedichi, ma stroncami subito così pongo fine a quest’ansia”.

Lei sorride e mi dice: <<A me la figura dell’Altissimo piace un sacco. E poi: chi non ha mai avuto un bambino antipatico in classe? Però, a me il nome Safiria piaceva un sacco. Tu me lo hai distrutto>>.

Rido e penso: “Allora le è piaciuto”.

E lei: <<Sarei interessata a pubblicarlo… etc…etc…etc…>>

Fermi tutti! Cosa? Non ho capito più nulla!

Era l’11 febbraio e Riccardo, secondo me, stava sghignazzando da qualche parte.

E così penso: Niente accade per caso

Sono riuscita a incuriosirvi ancora un pochetto?

Un abbraccio e alla prossima, Benben

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4 thoughts on “Un libro… quel libro parte II

  1. Sei grande Betta,mi piaci molto quando scrivi.
    Sono curiosissima di conoscere il resto…..mi raccomando non tenerci sulle spine!!!!
    Sono della stessa opinione……non tutto accade per caso
    Un bacio Nancy

    • Ohhhh, Nancy, grazie perni complimenti che mi fai. Spero che il piccolo libro possa davvero piacerti. È questione di un mesetto. Riesci a tener botta? Poco alla volta svelerò qualcosina di più, ma non troppo… 😏… Certo non ti aspettare tomi alla Bruno Vespa, melodrammi alla Susanna Tamaro. Sono “nessuno” con tanti tanti tanti sogni. Buona Pasqua, Nancy e ancora grazie ❤

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