L’inglese ed io…


Inglese 1A tutti i miei amici nuvolini un caloroso Ciao!

Qualche giorno fa ho accennato alla mia avventura Imparare l’inglese da sola (potete leggere qui). Or bene, credo che questo dettaglio vada esplicitato un poco di più, giusto per esorcizzare sia me stessa, sia quest’impresa.

Vedete l’inglese ed io, da perfetti estranei, ci siamo dapprima odiati (ma di brutto brutto) e poi ci siamo innamorati, credo… credo, eh!?

Nel mio cuore c’era il francese. Lo avevo studiato bene alle medie e pensavo di portarne avanti lo studio anche al liceo. Ma mi sbagliavo. Infatti optai per l’inglese, abbindolata e rassicurata dalla prof che disse: <<Ripartiremo dalle basi perché ho dei pulcini francesisti in classe>> (tipo 5 o 6 su una classe di 28). Le basi… puah… le basi….

Le basi saranno durate si e no tre mesi e poi via con la passione sua (della prof) per gli USA… Alla fine mi sono persa, ho arrancato; mi capitava di smarrirmi in un bicchier d’acqua e pensavo d’essere stupida, aggrappata alla mia rosicchiatissima sufficienza scarsa (penso l’unica materia veramente pessima nel mio curriculum scolastico). Ho vissuto come una benedizione la fine del biennio e con esso la fine dell’inglese (che rimaneva facoltativo per chi voleva…). Per assurdo trovavo molto più facile il greco e meno odiosa fisica, materia, questa nella quale la mia sufficienza era cicciosetta ma comoda.

Passano gli anni, passa il tempo. L’odio per l’inglese si affievolisce ed i ricordi scolastici rimangono blindati in qualche anfratto del cervello. Dolcemente, a ondate, comincio a far mie espressioni quotidiane fino a che non avvengono due cose importati. La prima è lui: lui lui, quello che ho sposato. Lui – checché ne dica – lo sa. Per lavoro fa conference call, ha dovuto viaggiare, lo capisce. La seconda è l’ingresso fuffoso nella mia vita dei gomitoli con tutto il loro carico di morbidezza e colori. Forse non lo sapete ma molte cose che li riguardano (schemi, istruzioni e libri) sono in inglese. Così, senza rendermene conto, cominciai un approccio gomitoloso proprio con l’acerrimo nemico di un tempo: l’inglese. E questa – passatemi il termine – mutazione rimase silenziosa fino al giorno in cui, in macchina (eravamo in Toscana), ascoltando una canzone di Pink avvenne,  tra lui e me, questo dialogo:

Lui:<<Mi sfuggono alcune parole di questa canzone. C’è un passaggio molto veloce>>.

Io: <<Come non capisci? Dice così… e così…>>

Lui per poco non inchioda l’auto e mi guarda: <<Come fai a saperlo?>>

Io: <<Boh! Lo so e basta. Cioè, per me è chiaro.>>

Chiaro anche per voi, no?

Da lì a qualche mese lui mi regalò dei libri di inglese, per la precisione quelli di John Peter Sloan (penso lo conosciate tutti): la grammatica, il libro con racconti e cd, altri con esercizi e approccio molto “colorato” nel vero senso della parola. Il tutto condito con questa raccomandazione: <<Se ti mancano le basi, fatti bene la grammatica. Ogni tanto ascoltati qualche racconto ed impara tanti vocaboli. E non aver paura o vergogna. L’inglese è bello>>.

Ecco, quella frase L’inglese è bello mi riportò alla memoria le parole della prof e la paura d’essere stupida. Però la differenza era ed è che ora sono sola, non sono in classe ed ho lui. Così, ordini permettendo, mi sono messa a studiarlo. Ogni giorno mi regalo minimo un’ora. Se non è alla mattina è nel pomeriggio o alla sera. Non necessariamente imparo cose nuove, spesso per non intraprendere una “lezione” che non riuscirei a terminare, ripasso e mi esercito. Cerco di capire tutto ciò che a scuola ho odiato. Invento dialoghi e monologhi (soprattutto con i miei gomitoli); trasformo la mia quotidianità in un momento di inglese ed affronto i miei demoni da sola perché – per come sono fatta – ho bisogno d’essere da sola, di sbatterci la testa da sola e di sbagliare da sola. Vorrei che anche l’inglese fosse una conquista tutta mia: una di quelle in cui poter dire <<Mmmiserasanta è stata dura ma ce l’ho fatta!>>. Una di quelle cose, insomma, di cui andar fiera senza dover rendere grazie a nessuno se non alla volontà ed alla voglia di farcela.

In tutta questa avventura due sono le cose che mi hanno colpito e mi colpiscono:

  1. L’aver udito lui parlare ad altri in modo ammirato di me e di quest’avventura (<<Nonostante dica di non saperlo, ha una sensibilità ed un orecchio che mi sorprendono>>).
  2. Ho iniziato a sognare in inglese. Devo preoccuparmi? La prima volta che è capitato glielo ho detto. Ovvio. Subito si è messo a ridere, ma poi, quando gli ho descritto la situazione assurda ed i vocaboli che mi uscivano dalla bocca, quali il verbo to switch, si è ammutolito e mi ha detto: <<Ma come ti è venuto in mente di usare questo verbo?>>. Io: <<Boh!? Mi è uscito così, è stato normale perché mi hanno capito. Nel sogno, eh!>>.

Ed ora mi domando: e se una parte del mio cervello nuvolino e gomitolino, la parte più irrazionale, sapesse molto di più di quanto io stessa voglia ammettere? … (momento di riflessione)… Naaaaaa….

Certo è un’altra strada in salita costellata di bandiere con la Union Jack, ma se non mollo e tengo duro forse ce la posso fare.  Credo, spero…

Alla prossima, Benben ❤

Inglese 2

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4 thoughts on “L’inglese ed io…

  1. Brava brava brava!!!
    Ah, come ti invidio. Non solo il tempo per dedicarti a questa impresa, ma anche la perseveranza e soprattuto avere qualcuno di vicino che lo conosce bene e ti può aiutare! 🙂

    • Più che altro è la perseveranza: il voler capire ciò che non capivo. Trovare tempo significa fare i salti mortali ma ce la sto mettendo tutta. Mi domando se riuscirò a farcela ma vorrei mantenere un poco di ottimismo 😊

  2. Brava ben mi hai davvero incuriosito, anche io e l’inglese non andiamo a braccetto però sarebbe una bella sfida .,,……

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