Poesia, Marco, scuola e scrittura…


Ok…. 🙂 prima di procedere con gli articoli gomitolosi, devo, ora, dedicare qualche riga e pensiero ai bambini delle elementari di Buscoldo (due quinte) ed alle loro maestre, Anita ed Antonella, per avermi invitato il 1 aprile u.s. a parlare di Marco,  di poesia e di scrittura.

Ammetto che l’invito o, quanto meno la disponibilità mi fu chiesta già a fine anno. Dissi subito sì, ma quando, assieme ad Anita, fissai la data, fui assalita da mille dubbi, del tipo: “Che ci azzecco io con la scuola e la poesia di Marco?”. Così, tenendo a bada i serpeggianti attacchi d’ansia e la sindrome di Paperino (o Bridget Jones che dir si voglia), da brava, sono ritornata a scuola e quale effetto!!! 🙂

La prima cosa che ho dovuto fare è stato sedermi dietro alla cattedra e raccontare di Marco. Ecco, questo è stato l’inghippo principale. Non è facile, per me, raccontare a parole, verbalmente. Non lo è mai stato. A maggior ragione in quel frangente, quando il soggetto del racconto è una persona che ho vissuto per 27 anni. C’è stato un attimo in cui avrei voluto sprofondare. Avevo davanti i loro disegni (un cielo stellato e la copia della premessa del primissimo libro “Scrivimi!” che scrissi qualche anno fa  per liberarmi da tutto… pensieri, tristezza e chi più ne ha più ne metta). A quella domanda ho aperto bocca e ho condensato alla meno peggio chi era Marco (pigro, sportivo, poeta, dolce, arbitro di calcio, ciclista, artista nel disegno dalla mano preziosa), saltando, forse un “pelino”, da palo in frasca. Ma, poi, mi è venuta voglia di sapere cosa loro – i bambini – avessero intuito di lui o, meglio ancora, cosa a loro sarebbe piaciuto conoscere di Marco, visto e considerato che ne avevano parlato giorni prima e avevano pure studiato una sua poesia (me l’hanno recitata: sono stati bravissimi!!!). Ecco, questa curiosità si è tramutata in una fila serrata di domande, tipo queste:

– Ma quando Marco ha cominciato a scrivere poesie?

– Sapevi che scriveva poesie?

– Dove scriveva le poesie?

– Quali erano i suoi amici?

– Che musica gli piaceva? (Quando ho risposto che amava tutta la musica e un posto preferito l’avevano i Pooh, mi hanno guardata come se stessi parlando di un milione di anni fa… )

– Suonava uno strumento?

– Aveva un animale preferito? (Quando dissi che per  4 giorni aveva adottato e curato un riccio trovato in giardino, credo d’essere riuscita a suscitare ancor di più la loro curiosità)

– I suoi amici erano più grandi?

– Perché scriveva poesie? (Fai capire loro che Marco era ed è uno degli ultimi romantici che scriveva lettere d’amore…).

– Cosa disegnava? (Tutto: caricature, ritratti veri e propri, personaggi di Walt Disney e tante altre cose, tra le quali ricordo perfettamente la Divina Commedia del liceo piena di schizzi unici e bellissimi. La devo assolutamente ritrovare e farne oggetto di un articolo ad hoc).

Dopo un’oretta è venuta anche mamma alla quale fu esteso l’invito, in quanto chi meglio di lei poteva parlare di Marco come figlio? In men che non si dica la Maria Rosa ha saputo incantarli (già lo aveva aveva fatto qualche tempo fa con il presepe). E lì, con la magia che lei è solita trasmettere, ha iniziato a narrare del rapporto tra Marco/scuola/disegno. Una scuola che non l’ha compreso, e un disegno nel quale lui riversava l’anima, il suo mondo, il suo essere; un disegno che solo in pochi, pochissimi sapevano leggere e capire (perché il mondo che ci portiamo dentro non è solo quello che manifestiamo). Poi, di disegno in disegno, li ha doppiamente incantati narrando di una nuova tecnica di pittura che, da un anno a questa parte, sta sperimentando. Ed i bambini pronti non solo a chiedere <<Quando ci porti un quadro?>>, ma anche a far vedere i loro disegni: mega panfilo da uno; enorme aeroporto da un altro; fiorellini e farfalle su un bellissimo quaderno e così via…

Da qui alla mia scrittura, poi, il passo è stato breve, brevissimo, nemmeno me ne sono accorta. E’ successo:

– Di cosa parla il tuo ultimo libro che hai pubblicato?

– Stai scrivendo? (La risposta per tutti è: sì! anche se me la prendo comoda, molto comoda)

– Mai avuto il blocco dello scrittore?

– Come firmi i tuoi libri?

Certo, non ho spiegato loro del perché, della ragione prima per la quale scrivo. Non ho detto che per me la scrittura è respiro e che senza di essa sarei la metà, se non niente di ciò che sono. Ma questa è un’altra storia ed è forse un pò più complicata da narrare. Mi sono limitata a dire che Marco, più di una volta, mi disse: <<Tu devi scrivere>>. Forse noi ci capivamo così, senza troppi giri di parole,  ma solo con sguardi e anima. Di certo questa è un’altra storia… Comunque, sul finire delle due ore, ecco spuntare un’altra parola magica: “chiacchierino”. Si è andati sull’argomento perché una delle due maestre ha chiesto se fosse vero che amavo ricamare. Al che mi sono vista costretta a rispondere puntualizzando: amo i fili ed il ricamo, ma la passione è il chiacchierino. Poiché il “chiacchierino” non è conosciutissimo e molti – incredibile ma vero – lo confondono con l’uncinetto, mi sono vista – ancora una volta – costretta a spiegare, al meglio, cosa in realtà fosse e sia. E quale modo migliore di farlo se non ricorrendo a “Nuvole e Gomitoli”? Così, per mezzo della tecnologia e della lavagna – mega schermo elettronico digitale collegato a un pc – li ho portati alla scoperta di questo blog. E lì è stata, ancora una volta, magia: è sceso lo stupore.  La meraviglia ha dipinto i loro volti. Gli “Ohhhhh, wow…” nascevano ad ogni foto e quando sono comparsi i Teddy, beh…, lascio a voi ogni immaginazione.

Cosa ho imparato dai bambini? Cosa ho imparato da queste due ore passate in loro compagnia? Ho imparato che se li guardi negli occhi hanno un mondo meraviglioso, fatto di colori e sogni. Ho imparato che loro vogliono risposte, vogliono schiettezza e sincerità. Sono affamati di conoscenza. Il colore ed i colori non devono mai mancare. Ho imparato che se li guardi negli occhi loro ti portano fuori l’anima. Pertanto ripeto, ancora una volta e pure qui: Non dimenticatevi mai di essere stati bambini. Conservate lo stupore o, quanto meno, la capacità di stupirvi. Non abbiate paura di meravigliarvi!

Un abbraccio, Benben

P.S.: ringrazio tutti, ma proprio tutti i bambini per le meravigliose letterine che sono arrivate a mamma e a me. Sono dolcissime, colorate, toccanti e, semplicemente, belle. Se potessi, manderei a tutti i bimbi tanti, ma tanti, tanti, tanti, tanti, Teddy… Un abbraccio

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4 thoughts on “Poesia, Marco, scuola e scrittura…

  1. Sta mattina mi sono ritrovata a leggere questo tuo vecchio post. Sempre attuale… Mi sono commossa a pensare alla tua storia toccante e mi sono sentita una bambina a scuola che ti ascoltava… Grazie!😊

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