Maria Stuarda

A ridosso della partenza per la Scozia mi stavo ingabolando nel primissimo tentativo – molto gomitoloso – del chiacchierino ankar. Una tecnica questa in cui i petali e gli archi si sovrappongono, creando un effetto, per così dire, 3D.

Pinterest mi aveva contagiata e dato mille spunti. Ma, considerato che la partenza era dietro l’angolo, decisi che avrei affrontato la nuova sfida al rientro. E, infatti, rimesso piedino sul suolo natio, iniziai a fare il conto alla rovescia su quanto tempo mi ci sarebbe voluto per afferrare nuovamente un gomitolo. Detto fatto: nemmeno 8 ore di sonno.

La Scozia, magica, verde e bella, mi aveva (e mi ha) contagiata con i suoi paesaggi, la gente, i castelli e soprattutto con lei, Maria Stuarda, le cui stanze sono ancora visitabili nella residenza reale a Edimburgo, Holyrood Palace. Ebbene, lì, in teche sorvegliate, su un parquet scricchiolante, ho lasciato l’impronta delle mie cornee per studiare tutti i suoi monili (compreso il preziosissimo set da cucito). Ed è stato sull’onda di quelle immagini che mi sono messa a studiare e a sviscerare la matassa della tecncica del chiacchierino ankar.

Per farlo, ho scelto un modello trovato, come scritto, su Pinterest e salvato prontamente nella mia bacheca frivolité (questo). Poi, seguendo lo schema, apportando alcune modifiche e avendo presente ciò che avevo visto, ho realizzato ciò che prontamente ho battezzato “Bracciale Maria Stuarda

Maria Stuarda

Il primo a nascere è stato quello verde, poi il rosso e infine il blu. La lunghezza di qusti bracciale è per un polso M/L (circa 17 cm) e ora sto lavorando sulla versione S/M.

Comunque, tutti i modelli sono stati realizzati in cotone al 100%.

Ogni bracciale è decorato con perle di fiume (vere eh, mica matte) e perline in vetro tono su tono.

Nel bracciale rosso, ci sono perline in vetro in  color rosso pastello e otto perle in pasta di corallo (e in quello blu elettrico, invece, otto perle in pasta di turchese).

Maria Stuarda in rosso

Alle estremità dei bracciali rosso e azzurro, poi, ho provveduto a inserire piccoli cristalli trasparenti per conferir loro un guizzo di luce in più:

Maria Stuarda particolare

Ora, lo schema prescelto per i miei tentativi nulla diceva in merito al chiacchierino: ossia se era realizzato con ago o navetta. E nulla diceva circa l’inserimento delle perle e perline. Pertanto ho eseguito – come dicevo apportando piccole modifiche – il lavoro con l’inseparabile navetta. Coralli, turchesi, perle di fiume e cristalli sono stati poi accuratamente cuciti a mano. Non vi dico i foroni procurati con l’ago super sottile e pieghevole al solo sguardo.

Bene, sperando vi siano piaciuti e di avervi dato uno spunto per un lavoro, vi lascio e vi rimando al prossimo gomitoloso posto, Benben❤

Credits photo: Alessia – Questione di focale  (W Alessia che mi immortala tutte le cosine!!! Yeeeee…. Scusate, momento schizzo… )

Il suo primo mese…

Ed eccomi qui…

cop1

Eh già, la piccola creatura è quasi arrivata al suo primo mese di vita. E ciò, come si suol dire, mi fa strano.

Rettifico: più che strano, vivo di imbarazzo. Ehhh sono fatta alla rovescia, si vede. Mi imbarazza la curiosità delle persone che, conoscendomi, mi domandano se sono contenta, di cosa narra il libro, dove lo si può acquistare e che effetto fa e cose così… E se uno non mi conosce può pensare che la cosa mi “schifi”, in realtà ne sono intimorita.

Ecco posso dire che in questo primo mese ho notato curiosità, sì, quella sì che, però, deve convivere con il mio costante timore. Ma andiamo con ordine.

I primi a essere stati curiosi sono stati i miei genitori che nulla sapevano del risultato finale o delle modifiche. Mia mamma, per esempio, è rimasta a bocca aperta quando ha visto uno dei protagonisti in copertina (definirlo uno dei protagonisti è assai riduttivo, in quanto è l’ambasciatore del mondo gomitoloso in cui vivo). A seguire c’è stata la curiosità degli amici che già mi tartassavano con domande tipo: <<Ma allora, quando esce? Sai qualcosa? Appena sai fammi sapere… >> etc etc. Attualmente, invece, noto la curiosità di chi non vede l’ora di venire alla presentazione (<<Voglio venire a tutte le presentazioni che farai>>) o di chi mi dice: <<Ma se io acquistassi prima il libro potrei venire alla presentazione con cognizione di causa e magari fare una domanda, giusto?>> Oppure la curiosità di chi vorrebbe sapere di cosa parla ma subito mi dice: <<Non dirmi niente, non dirmi niente che devo scoprirlo da solo>>. Ovviamente io me la rido, ma – come accennato – vivo con il timore di venir troppo… analizzata, passatemi il termine (della serie… parlare seriamente di me, mi causa quella strana sensazione di voltarmi dall’altra parte per capire di chi si sta parlando. Più o meno la stessa sensazione di quando la gente mi chiama Avvocato. Uguale uguale).

Lo so, lo so… sono paturnie, ma è così. Penso che scrivere sia prima di tutto una valvola di sfogo, un’ancora di salvezza che getta l’istinto di sopravvivenza. Penso pure che scrivere serva a dar forma a un mondo – di cui solo noi deteniamo le chiavi – e invitare la gente a entrarvi. Ma questi sono solo pensieri arruffati di chi (la sottoscritta) non sta mai ferma e gira con un notes per gli appunti; pensieri di chi apre il libro e leggendo la prefazione e l’incipit pensa: Non mi par vero d’averlo scritto.

Ecco, dopo quasi un mese, un riassunto “dettagliato” delle emozioni che m’agitano dentro. Quindi non mi rimane che augurarvi una serena lettura e non abbiate timore di venire alla presentazione – quando sarà – “preparati”. Nel frattempo, per venir preparati, ripeto dove poter trovare il libro. A Mantova lo potete trovare presso la Libreria Di Pellegrini o presso libreria IBS. Se non siete di Mantova, potete ordinare  il libro presso qualsiasi libreria. Non siate timidi.

Un abbraccio e al prossimo gomitoloso post, Benben❤

 

… Dacca …

E’ che non ce la faccio…

Sono le 5 del mattino e il sonno mi ha lasciata. Le finestre aperte, l’aria fresca – incredibilmente fresca – agitano il pensiero che da ieri ha scosso, ancora una volta, la coscienza e non solo la mia.

Erano imprenditori. Nove italiani. Anzi, mi correggo: dieci italiani. Simona Monti portava in grembo un bimbo che sarebbe nato in Italia. Quel bimbo mai venuto al mondo è la decima vittima delle bestie che combattono in nome di un dio che non conosco e non riconosco ed è per questo che questo dio nemmeno si merita una maiuscola.

Io e lui a seguire il telegionarle e a parlare sul balcone nello spruzzo di una pioggierella che pare scozzese.

<<Ma ti rendi conto?>> mi domana.

<<Sì…anzi no>> rispondo.

E la sera davanti a noi si tramuta in un dialogo di silenzio dove le parole vanno a chi resta. Dove i pensieri si mescolano alle immagini e le emozioni scavano dentro.

E allora ecco che esco dai miei abiti, dalla mia casa, dal mio paese ed entro in quelle vite, in quella serata, in quel ristorante a migliaia di chilometri di distanza. Indosso abiti ed emozioni non mie ma che scivolano sotto pelle. Respiro l’aria di una serata di svago, credo, alla vigilia di una partenza per il ritorno a casa, dalla famiglia, dai figli. Una normale cena tra amici, conoscenti e colleghi. Tutto è leggero anche l’aria umida, rotta da quella telefonata che arriva tra una chiacchiera e l’altra appena all’ingresso e salva una vita. Poi arrivano le bestie. Non si può nominarli uomini e definirli tali. Arrivano, urlano, si giustificano in nome di questo loro dio che ammette, permette e vuole uccisioni e barbarie. Un misero povero ignorante e bestiale dio che conferisce loro il diritto di decidere e giudicare.

Percepisco la pesantezza del trascorrere del tempo. Anche l’alba di un nuovo giorno a Dacca mi pare di piombo. Eppure il tichettio non si ferma. Non si ferma davanti a quelle vite.

Non so descrivere cosa abbiano provato. Lo penso, lo sento ma non lo scrivo. Una parte di me ha vissuto quegli attimi terribili e confido, mi aggrappo alla “speranza dell’attimo” che tutto prende e toglie.

Sono triste e scrivo di questa inquietudine per non dimenticare l’orrore e i volti sorridenti di queste persone che nemmeno conoscevo ma che ora, per un dio bestia sfalsato e bestie in carne e ossa, non ci sono più. E sono arrabbiata perchè non tollero di vedere i volti sorridenti degli artefici di questo massacro. Un sorriso ignorante, stolto, disumano nato dalla distorsione e totale ignoranza del concetto di amore, accoglienza e accettazione di chi non la pensa come te, di chi professa un altro credo. Sono lacerata dal dolore per quella vita spezzata prima ancora del suo primo respiro. E non importa che non si sia udito il suo primo vagito, non importa affatto, perché quella vita, piccola e preziosa c’era, custodita e amata.

Cristian Rossi, Marco Tondat, Nadia Benedetti, Adele Puglisi, Claudia D’Antona, Simona Monti e il suo bambino, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Claudio Cappelli

Scozia vista da N&G

Nuvole e Gomitoli (N&G) è stato in Scozia sette giorni. Un viaggio desiderato, sognato, programmato e, infine, fatto. In questi sette giorni ho visto, assaporato e vissuto un paese meraviglioso. Ovviamente non potevo starmene con le mani in mano, perciò via alle foto (qui solo in minima parte) e a pensieri annotati prima di tornare sull’amico taccuino. Quello che leggerete sono pensieri volanti, espressione – ovvio – del mio personalissimo punto di vista.

Scozia bella gente; sorrisi e capelli rossi.

Scozia di highlanders e bambini biondi felici senza ombrello sotto la pioggia nei parchi.

Scozia di colline verdi, continue e ondulate, di pecore, angus, fish & chips (per me niente fish, grazie), gabbiani stronzi (caccia bombardieri senza remore), birra rossa, whisky e campi da golf.

Cieli di Scozia

Scozia di quell’inglese masticato, accorciato, limato e cantilenato che non trovi sui libri.

Scozia di ragazze ancora bimbe con bimbi appresso e alcolici tra le mani.

Scozia di pin-up over size con quel trucco pesante e massiccio che tanto fa copertina e un pò (forse tanto) puttana.

Scozia di cieli imbronciati, nuvole basse e castelli incantati.

Castello di Culzean

Scozia di tartan shop, kilt, bagpipe, curiosità e mercerie fatate scovate che si spalancano all’improvviso.

Stirling merceria

Scozia della Regina, di barboni accovacciati sotto un portone e scolari in divisa.

Scozia di Paolo Nutini, Neville Paciock, Harry Potter, Malfoy, Albus Silente, taxi-cab retrò, Notte Tempo bus e cabine telefoniche rosse.

Scozia dei sotterranei, di fantasmi e di storia.

Scozia di cornamuse malinconiche nell’aria della sera, di tardivi tramonti e guglie irriverenti e sfacciate.

Scozia gotica con cattedrali di pietra, colorate vetrate, cavalieri addormentati e lezioni di gaelico organizzate in piccole cappelle.

Stirling particolare cattedrale

Scozia del cardo e dell’unicorno, orgogliosa, fiera e calda.

Scozia di William Wallace, delle Highlands, di Maria Stuarda e del “c’eravamo tanto amati”.

Scozia con le casette dai tetti spioventi, finestre all’inglese, giardini piccoli, ordinati e porte colorate.

Scozia delle sei di sera quando tutto tace (eccetto i gabbiani)  e sonnacchiosi pub ti accolgono a braccia aperte.

Scozia e il “meteo-relativismo”: tu puoi aver freddo e girare con giubbino, ombrello e piedi caldi nelle Lumberjack, ma lo/la scozzese potrà sorprenderti e girare in infradito, chioma alla pioggia e in perfetto “Riccione-style” (e poi ti domandi come possano fare: è o non è la Scozia terra di highlanders e immortali?)

Scozia ignara del bidet e dello scopetto per wc (ma perché?)

Scozia…. e ho visto solo una piccola parte di te.

Le foto, scelte con enorme fatica, sono: 1) cielo di Scozia con fattoria sullo sfondo e le immancabili pecore, immortalata lungo la strada verso Stirling; 2) Castello di Culzean (guai pronunciare la “z”! Verreste ripresi e corretti dagli scozzesi); 3) merceria a Stirling (più grande del mio appartamento e, detto questo, lascio voi immaginare la vastità di scaffali pieni di gomitoli d’ogni sorta e colore. Merceria molto invitante immortalata anche a Perth, ma essendo le 19 era ovviamente chiusa: quella si chiamava The Peacock and the Tortoise, della serie: un nome un programma); 4) particolare della vetrata centrale nella Church of the Holy Rude a Stirling.

Bene, chiarito ciò e dopo aver condiviso piccoli pensieri, vi lascio e, come sempre, vi rimando al prossimo post. Un matassoso abbraccio, Benben❤

Colori di Metamorfosi

E’ che nulla… non c’è proprio nulla da fare. Alcune cose o piacciono subito o devono essere capite e interpretate.

Metamorfosi rientrano in questa seconda categoria (per tutti i riferimenti e rimandi potete leggere qui e da lì spaziare cliccando sulle paroline colorate). Dapprima ignorati e completamente incompresi, poi esplosi. La dico tutta: la Metamorfosi-mania sta colpendo il ferrarese. Ciò significa che Nuvole e Gomitoli si sta espandendo a sud-est😀

Ma, andiamo con ordine… dicevo che  i Metamorfosi sono esplosi. Il merito è del passa-parola o del “vedo un accessorio addosso a te che piace anche a me“. E’ così che è nato il tutto. Quindi, tra un Teddy e l’altro, tra un progetto e l’altro, ho curato altri 6 Metamorfosi, ma qui ne vedrete solo 4 (due non sono stati immortalati perché di colori precedentemente immortalati da Alessia) e sono questi:

4 Metaorfosi colorate

Abbiamo un blu/argento che tanto fa Baci Perugina, uno color oro, un variegato in argento-verde-azzurro e un variegato nei toni caldi dell’arancio, rosa, rosso e marrone.

Il primo e l’ultimo sono lavorati con unico filo, gli altri a due o tre fili. Tutti, ovviamente sono stati decorati a mano con perline in vetro cucine una a una. Nel Metamorfosi dai colori caldi le perline sono piccolissime piccolissime. Riuscite a intravederle dalla foto?

4 Metamorfosi particolare 3

Nel Metamorfosi dorato (dove s’intrecciano un filo color oro con un altro color verde/oro) invece ho giocato con le perline verdi e color oro cercando di creare combinazioni sempre differenti. Le intuite?

4 Metamorfosi particolare 2

Cos’altro dire? Spero vi piacciano e spero che queste piccole semplici (si fa per dire) creazioni continuino il loro viaggio di passaparola in passaparola o di “vedo qualcosa indosso a te che piace anche a me”.

E con questo è tutto. Non posso far altro che salutarvi e rimandarvi al prossimo gomitoloso post. Matassosi abbracci a tutti, Ben❤

Credit photo: Alessia – Questione di focale