Svuotata

Non so voi, ma quando faccio qualcosa in cui metto tutta me stessa mi sento svuotata.

Ho passato giorni tra pagine, correzioni e stampe. Ho trascorso le ultime ore con il pensiero, sempre costante, di valere sempre meno, contrastando il positivo “Perchè io valgo” che mi sdrucciola fuori, tra me e me, ad ogni occasione. In fondo, ci sono giorni in cui mi pare d’essere circondata da tutti geni o tuttologi. Ma, lo so (o, meglio, dovrei saperlo) la scrittura, per me, è un terreno minato. La amo, la adoro, la respiro, la vivo. Eppure, quando metto quel punto finale, che sa tanto di serratura, mi assalgono i dubbi, le incertezze, le debolezze, le fragilità di chi si rende conto di tener per mano sogni che volano come aquiloni. E allora mi domando, così, per stupidità o curiosità o ingenuità, ma i i tutti geni o i tuttologi di varia natura hanno mai avuto una qual certa fragilità o debolezza nella loro vita? Oppure: è così terribile farsi vedere per come si è realmente? Oppure: è più comodo apparire o stravaccarsi sul divano della stupidità che ti fa pensare di essere meglio di tanti altri?

Ecco, questo è quello che mi sia agita dentro e che mi fa sentire una nano particella di polvere spaziale. Ed è qui, in questo momento, racchiuso nelle 48h successive alla consegna, che mi pare d’essere una bottiglia svuotata. Ho tracimato tutto quello che avevo. Ho sbobinato pensieri e racconti, parole e personaggi. Ho dato fondo a un pezzo di anima condita con fantasia e vento di primavera. E rimango qui, tramortita, ma felice, tra un gomitolo e un nuovo ordine. Rimango qui, a piedi scalzi su questo pavimento con un amico peloso nella sua cesta, a dormire con un occhio chiuso e uno aperto per tenermi d’occhio. Rimango semplicemente qui e sento, nel vuoto, l’eco rimbombante di un nuova cascata.

So già – perché questo l’ho imparato molto bene – che dovrò preparami ad altre notti insonni, munirmi di un nuovo quaderno e una nuova penna, perché sento arrivare un’altra storia, un altro racconto ad attorcigliarmi le budella e solleticare il cervello. Non so da dove venga tutto questo o forse sì, o forse ni. Non ho ancora capito fino in fondo come sono o come funziona il mio gomitoloso cervello. L’unica cosa che so con certezza è che continuo disperatamente a sognare e a scrivere. Magari non conta un ca%&o, però lo faccio lo stesso. E come disse qualcuno: L’importante è crederci, sempre… 

Benben

 

Una chiusura

Chi avrebbe mai pensato che bottoni e suotache si sposassero così bene? E quando parlo di bottoni, intendo dire proprio bottoni, quelli con i fori centrali.

Ne avevo fatto uno su richiesta e, per fortuna, lo avevo iniziato per caso e, infine, ultimato seguendo la richiesta (vedi qui); poi ho preso in mano un sasso ed è nato il notturno e, quando è stato visto, un’altra richiesta è nata: “Lo vorrei come chiusura per una collana”.

Panico… Il notturno era fatto e non potevo modificarlo. Suggerisco un bottone. Ma un bottone non ha il fascino di un sasso dipinto. Allora mostro una foto e da lì un piccolo progetto si delinea a parole: “Mi serve con del blu e delle perle. Ho una collana con fili di tormaline e vorrei darle luce”.

E quando le richieste sono così dettagliate un pizzico di panico mi prende sempre, perchè ho sempre paura di disattenderle.

Con tanta pazienza però, è nato lui:

Bottone quadrato in madreperla da circa 3,5 cm, circondato da piattine blu e argento; impreziosito da dodici perle di fiume di diversa grandezza e perline di conteria.

Sopra e sotto due piccole asole per gli agganci dei fili di tormaline. Sotto, ho applicato un rivestimento di pelle nera (lo so, non si vede, ma c’è). E dopo vari foroni alle dita, mi sono sentita sollevata quando ho effettuato la consegna. Sabato sera (2 giugno), ho visto questo bottone abbellire una collana di tormaline blu (mannaggia la pupazza… potevo fotografare… cercherò di rimediare al più presto) e sapete cosa vi dico? Che era proprio bello… già già già…

Sperando vi piaccia, vi saluto e vi rimando al prossimo gomitoloso post, Benben ❤