Aria di primavera

Quando ancora non sapevo…

Quando ancora non avevo realmente compreso la passione, la magia e il lavoro che si nasconde dietro a un filo o a un gomitolo…

Quando ancora non potevo nemmeno lontanamente immaginare che la mia vita si sarebbe intrecciata con un mondo colorato e matassoso (nel vero senso del termine)…

Quando pensavo che tutto sarebbe stato codici e diritto civile e che il ricamo sarebbe stato relegato a un vezzo femminile d’altri tempi da coltivare nel silenzio di casa…

Beh, quando ancora non comprendevo, ignoravo, immaginavo e pensavo a tutti questi fattori, ero una delle tante che amava dilettarsi con il punto croce a tempo perso. E, magari, inconsapevolmente nutrivo la curiosità di conoscere questo mondo che profuma di calma, pazienza, incomprensione e tradizione.

Qualche giorno fa mamma, risistemando un cassetto di casa, ha trovato tre tovagliette all’americana ricamate da me.

 

Lei stessa ha provveduto a cucire il retro, sul quale, recentemente ho apposto la piccola etichetta.Ora, non so per chi le avessi fatte. Non ricordo se le feci per qualcuno o per divertimento. Però, posso dirvi che tutte vedono protagonista un ramo di dolci viole su un angolo:

E una decorazione in verde sfumato sull’angolo apposto:

Ogni tovaglietta è ricamata su tela aida ecru. E la cosa mi fa teneramente sorridere. Infatti, per quanto mi piaccia la tela aida (e questa è una di quella con i quadretti piccoli) mi scopro amante del ricamo su lino.

Un saluto e al prossimo gomitoloso post, Benben ❤

 

Ci sono volte…

Ci sono volte in cui vorresti partire senza una meta.

Ci sono altre volte in cui, al contrario, l’unica cosa che desideri è non uscire di casa e rintanarti sotto le coperte, lasciando fuori il mondo e  l’universo.

Ci sono volte in cui vorresti solo guardare i tuoi sogni realizzarsi e prenderti una pausa per dirti: “Sono fiera di me stessa”.

Ci sono volte in cui vorresti mandare a quel paese il primo che ti capita a tiro; o alzare la cornetta del telefono per dirgliene quattro alle persone che ti hanno fatto del male. Ma poi pensi “Non ne vale la pena”. Il tempo è un signore.

Ci sono volte, poi, in cui l’ansia s’attorciglia al cuore e al cervello. Senti le spine dentro e un gran male e  ti pare di soffocare, di annegare nel nulla di pensieri che ti stritolano. E lí cominci a lottare con te stesso e a rallentare il respiro. Conti fino a sette mentre inspiri e altri sette mentre espiri e ti dici “Andrà tutto bene”. Ma niente. Il cuore pare una nocciolina e il cervello si rabbuia e continui a sentirti soffocare. In quelle volte non sai fare nulla. Dimentichi tutto. Ed è lì che la lotta si fa dura. Perché alzarsi dalla sedia è difficile, divincolarsi dall’ansia è un macigno ingombrante; perché anche uscire di casa diventa un’impresa e si ha quasi la paura di scomparire in una voragine. Poi, accendi la radio e qualcuno mette la Canzone che ha segnato tanti anni. E pensi “Il caso non esiste”. E nello stesso tempo ti chiama lui e ti dice: “Respira con calma. Esci. Andrà tutto bene.”

Ci sono volte in cui tiri i remi in barca e ti rifiuti di rispondere alle provocazioni, a dare spiegazionio, a dissertare sul perché la mela non si chiama pera o sul perché parole come “frocio” e “negro” sono spregiative e offensive. Il tempo è prezioso.

Ci sono volte in cui fai qualcosa e pensi come sia necessario scrivere e fissare la vita in parole e immagini. Pensi a come sia bello l’uso della parola scritta e ti tireresti dei cartoni per non essere brillante nell’esporre a voce. L’arte dell’oratoria… questa sconosciuta. Imparerai… forse. Il tempo è paziente.

Ci sono volte in cui tua madre in auto ti domanda perché tieni la radio così bassa. Con dolcezza le rispondi: <<Se ci sei tu che mi parli per educazione la tengo bassa>>. E lei non contenta ti chiede a cosa serve una radio se la tieni bassa. Allora la guardi e le dici: <<Serve, serve. Non ti preoccupare che serve>> e intanto ridi pensando ai concerti che ti fa quando guidi da solo.

Infine, ci sono le volte in cui il tempo – signore, prezioso e paziente – ti dona quei dieci minuti scarsi perché tu possa svuotare il cervello da tanti pensieri arruffati, ingarbugliati e annodati solo per avere più spazio per riposare, pensare, arruffare, ingarbugliare e annodare altri pensieri, altra vita e immagini.

Non è stupefacente tutto ciò?

❤️Benben

Quello che mi frulla nella testa

Le tre tazzeQuesta foto perfetta, lineare, ordinata, luminosa, con piccoli tocchi di colore, rappresenta ciò a cui il mio cervello tende: ordine, pace, armonia… (il riferimento alla foto lo potete trovare qui).

So benissimo cosa c’è nella testa, racchiuso da ciò che, terminologicamente parlando, viene definito cranio: il cervello appunto. Ma oltre al cervello penso di tenere della colorata fuffa assai in disordine.

Tuttavia, per quanto faccia titanici sforzi per mettere tutto a posto, riordinando idee, o dando voce alle orecchie che sentono lui dirmi: <<La tua stanza è inguardabile; ma non riesci a sistemarla? Sembra un bazar!>> posso solo, con coraggio e un pizzico di orgoglio, elevare il cartello del mio mantra:

Sono creativa. Non potrò mai essere ordinata!

A forza di sentirlo, pure lui ha rallentato la richiesta che zittisco appena i suoi occhi incrociano il mio micro tavolo da lavoro o una delle tante scatole piene di gomitoli. Ormai conosco lui e i suoi neuroni quando vogliono muovere una rivoluzione contro cotanta scellerata creatività disordinata.

Ebbene sì, sono una scellerata creativa ribelle!

Se sono seduta sul mitico divano giallo, penso a cosa scrivere o “Se avessi una merceria/libreria tutta mia?” e “Magari… se… un libro… se… un giorno…”, oppure “NordicWalking, una disciplina e un perchè. E fare l’istruttrice no?”. Se lavoro a chiacchierino, ho già mille idee per un altro progetto gomitoloso. Se “disgraziatamente” qualcuno mi regala matasse o nuovi gomitoli ecco aprirsi una tangente tra la fuffa colorata e il cervello partire a briglia sciolta.

L’ultimo caso di “scellerata” creatività l’ho vissuto ieri a un pranzo con amici. L’occhio mi ė caduto sul macina sale. Non so perchè o per come, ma mi sono intrufolata a seguire un’idea, un lume d’intuito, o – se vuoi, ma è lo stesso, in quanto è tutta questione di punti di vista – un’altra eterea tangente sospesa a fili colorati. Quella rondella/ingranaggio che macinava sale rosa mi aveva catturata, come se mai ne avessi vista una nella mia vita, come se fossi stata davanti alla scoperta del fuoco.

“E un paio di orecchini con questa forma e questo colore no???”

Così mentre gli altri parlavano e li ascoltavo, una parte di me pianificava e studiava mentalmente dimensioni, punti, tecnica da impiegare, cotone da utilizzare (strettamente connesso alla tecnica prescelta), possibilità di inserire perle o di lavorare con doppio filo. Ho appuntato tutto sulla lavagna della memoria e ho cominciato a fare il countdown per il rientro.

Io devo creare ciò che ho pensato!

Il risultato di questo excursus su una delle tante tangenti che mi attraversano la materia grigia (24h) è stato duplice. Da un lato lui: <<Stai bene? Sei arrabbiata?>>. Dall’altro un messaggio della mia amica vista a pranzo: <<Forse mi sbaglio, ma mi sei parsa stranamente silenziosa. Stai bene?>>. Le risposte a queste domande sono, in ordine, No e Sì.

Perchè in fondo, diciamocelo, se tu crei o hai un’idea, ti si smuove e ti si apre tutto un mondo d’inventiva e di fantasia che nemmeno pensavi di avere. E non vedi l’ora di scribacchiare tutto, di appuntare, di disegnare (o provarci) l’oggetto da creare. Può anche capitare di fallire o di riuscirci dopo giorni, o settimane, o mesi, ma non importa. Perché l’importante è avere il coraggio e la voglia di inseguire un’idea o un sogno. E, poi, poco importa se lui dice che incasino tutto. In realtà non è tutto, ma solo una stanza, la mia, il mio piccolo laboratorio con vista sulla campagna.

Detto ciò vengo al dunque: se mi conoscete e mi vedete taciturna, non fatevi strani pensieri. Sto bene. Sto solo pensando o facendo scorribande lungo un’eterea tangente gomitolosa.

Sono creativa e non potrò mai essere ordinata.

Sono creativa e mi perdo su pianeti di nuvole e gomitoli.

Sono creativa e mi perdo in storie da narrare.

Sono creativa… ma sono sana!

Un matassoso abbraccio e a presto con tante cosine gomitolose, Benben❤️

 

 

Cuffia time

particolare-cuffiaEccoci qui.

Nuovo post e nuovo argomento. Il titolo è illuminante.

Dopo aver iniziato un progetto, momentaneamente accantonato per l’arrivo di Merlino (il magico gatto); dopo aver iniziato a studiare la lunga lista di adozioni di Teddy, ecco che mi capita di esaudire una nuova richiesta molto, molto, ma molto gomitolosa: la richiesta del cuffia time.

E per fare le cuffie ho ripreso in mano gli amati ferri circolati (li adoro e, ripeto, mia mamma ancora non si capacita di come sia possibile lavorare con loro… E’ sempre e solo questione di punti di vista nonché di predisposizione dico io). Anyway… Le Cuffie…. ok… allora, per parlare di loro, posso suddividere questo post in step.

Primo step: circonferenza

Chi mi ha chiesto di realizzare le cuffie è un’amica che, bravissima, ha minuziosamente misurato la testolina dei suoi bambini e nipoti.

Secondo step: quante maglie?

Il passo successivo è stato capire quante maglie mettere sul ferro per avere una “cuffia” vera e propria. Così, partendo da un mio campione e studiando una fascia che non fosse solo una semplice bordura a coste, mi sono messa a sferruzzare un prototipo. Misurato il prototipo su una testolina e capito che andava bene era giunto il momento di affrontare il…

Terzo step: quali colori?

Giusto: quali colori? La lana messami a disposizione dalla  mia amica andava dal bianco ad alcune tonalita di verde, dal giallo a un paio di tonalità di rosa e un azzurro. Ma, i bambini hanno idee molto chiare e questo si sa, giusto? Così, muniti di matite colorate, mi hanno disegnato le sequenze di colori. Pertanto, a me non è rimasto altro che seguire le istruzioni alla lettera. In questo modo sono nate le cuffie per i maschietti:

cuffie-per-maschiettiE subito dopo le cuffie per le femminucce:

cuffie-per-femminucceQueste due ultime differiscono per le sfumature dei pon-pon.

Quarto step: il pon-pon

Eh sì, perché una cuffia che si rispetti richiede un pon-pon adeguato. Il primo, realizzato su un modulo che avevo, si perdeva: era piccolo. Così, con l’aiuto della Maria Rosa che ha sempre le circonferenze più azzeccate per fare i pon-pon, sono nati quattro cicciottissimi pon-pon (e sottolineo che quanto più grande è il pon- pon tanto più la sua attaccatura non sarà semplice semplice… 🙂 )

particolare-pon-ponChe dire? Spero che piacciano e chi vi piacciano. Un abbraccio e al prossimo gomitoloso post, Benben ❤

Per chi batte il cuore

Come vi avevo anticipato qui, N&G si è involato per la Scozia. Non una, bensì due volte. Una grande piccola soddisfazione per chi, come me, vive di sogni e speranze. Anche questa volta, attenta a esaudire i desideri, ho lavorato con la testa e con le mani praticamente ficcate in una scatola di gomitoli colorati. Sì, perché la parola d’ordine era: colore.  Con la pazienza di Giobbe, colore dopo colore, sono riuscita a consegnare per l’imbarco questa montagna colorata di cuoricini:

montagna-di-cuori

colori-vs-nero

Tanti tanti cuori colorati, impreziositi da mezzi cristalli centrali cuciti a mano. Cuori pronti a diventare ciondoli da mettere dove vuoi tu: al cellulare, alla borsa, al collo, a un bracciale, a una cintura e chi più ne ha più ne metta (qui li vedete immortalati senza il laccetto d’ordinanza aggiunto dopo il set fotografico).

Cuori porta fortuna o semplicemente cuori come pasticcini serviti su un candido vassoio. Quale gusto volete: pistacchio, fragola, frutti di bosco o crema?

cuori-in-vassoio

cuori-in-vassoio-particolare

Cuori, tanti colorati cuori che battono per chi me li ha richiesti (sorprendendomi e dando una scossa ai confini di N&G) e per chi li riceverà; per chi svogliatamente o curiosità passeggia o sorvola quest’isola e gli atolli di pagine colorate; per chi mi esorta a continuare su questa strada o chi, semplicemente, mi saluta con un Grazie o con un Ciao; per chi sogna e continua a farlo nonostante mille e più mille cadute. E l’elenco potrebbe continuare e continuare e continuare ancora a lungo…

Detto ciò, amici nuvolini, non mi rimane altro che salutarvi e rinviarvi al prossimo gomitoloso post. E, come sempre, un matassoso abbraccio, Benben ❣️

Credits photo: Alessia – Questione di focale